Società Italiana di Telemedicina e medicina digitale, molti calabresi ai vertici nazionali
La necessità data dalla pandemia Covid ha riportato alla ribalta la telemedicina come non mai, in tutte le sue applicazioni, quale metodo e strumento per poter curare al meglio le persone affette da cronicità. Sino ad oggi, moltissime sono state le esperienze, ma a macchia di leopardo, in tutta Italia con risultati incoraggianti e dopo il 2015, anno della pubblicazione delle linee di indirizzo nazionali, non seguite da leggi e decreti attuativi, si è giunti al 2020 per avere una visione organica di linee applicabili sia per l’era Covid che post Covid.
In questo contesto, oggi va considerata l’importanza della Sit, Società Italiana di Telemedicina e sanità digitale, che in questi giorni si è riunita in assemblea nazionale con l’elezione del nuovo direttivo e degli organismi tecnici amministrativi. La elezione degli organismi della SIT, con la presidenza del prof. Antonio Gaddi, entra nello scenario con la caratteristica di contributo scientifico dei maggiori esperti del settore e di offerta di collaborazione a 360 gradi ad Enti e Istituzioni sia per gli approfondimenti che per la consulenza che la validazione di modelli e prototipi.
La compagine calabrese si è distinta per la qualità espressa dai suoi componenti e per il riconoscimento ai vertici del direttivo nazionale con la nomina del Legale rappresentante e segretario generale, Maurizio Cipolla e del vice presidente Francesco Borrello, del consigliere Pietro Gareri. Anche il Comitato tecnico di consulenza ha una rappresentanza calabrese intorno al 40% dei componenti.
Tutto ciò è frutto di un grande lavoro di squadra, della connotazione sul territorio con una sezione regionale e tre sezioni provinciali (Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria), con le qualificate partecipazioni dei medici Claudio Carallo, Paolo Pensabene, Santo Ambrogio, Antonino Attinà e Giovanni Capocasale.
Grande la produzione scientifica dei soci che in questo periodo Covid hanno effettuato lavori su popolazioni di anziani cronici seguiti in telemedicina, con pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali (Congresso mondiale cronicità) e in collaborazione con il Centro nazionale di telemedicina dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha pubblicato, lo scorso 13 aprile, il rapporto su telemedicina e Covid, dal titolo “Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria Covid-19”, in cui si affronta il tema dei servizi assistenziali di telemedicina, al fine di ottimizzare le risorse, ed in cui “individua uno schema con tre situazioni tipo di persone che possono necessitare di controlli sanitari a domicilio:
Persone non affette da patologie precedenti al momento in cui è stata necessaria la quarantena o l’isolamento, asintomatiche e che rientrino nella definizione di contatto stretto o di caso confermato (Circolare Ministeriale. 0007922 – 09/03/2020). Persone non affette da patologie precedenti al momento in cui è stato necessario l’isolamento, che presentino sintomi da lievi a moderati compatibili con infezione COVID-19 e che rientrino in una delle definizioni di caso sospetto, probabile o confermato (Circolare Ministeriale 0007922 – 09/03/2020).
Persone affette da patologie croniche, malattie rare e persone in condizioni di fragilità, oppure che richiedono trattamenti di lungo periodo o di particolare assistenza e/o supporto non ospedalieri, e che necessitano di mantenere la continuità dei servizi durante la quarantena, l’isolamento o nel periodo di applicazione delle norme di distanziamento sociale. Fondamentale pertanto risulta strutturare il servizio a distanza in base alle differenze nelle possibili situazioni di fruizione, le quali, a loro volta, dipendono dalla tipologia di persone destinatarie del servizio domiciliare.
