L'economia calabrese dopo la caduta libera degli ultimi dei anni si assesta e fa registrare un + 0,1% sul Pil. I segnali di ripresa restano ancora lontani

"Timidi segnali". Dopo la caduta libera degli ultimi sei anni, l'economia calabrese si assesta e fa registrare un "timido segnale di ripresa". Si tratta di un + 0,1% recensito dagli economisti sul Pil calabrese lo scorso anno ma che risulta totalmente insufficiente a far parlare di produttività in crescita. Dopo la recessione che è costata ben 14 punti percentuali di Pil in meno alla Calabria tra il 2007 e il 2013, non incoraggia il "timido segnale" pur se accompagnato da un aumento dei consumi. Le famiglie hanno abbandonato la tendenza al risparmio e iniziano a spendere ma gli indicatori che fotografano il mercato del lavoro e la produttività delle imprese lasciano intendere che la fuoriuscita dalla crisi sarà più dura e più lunga del previsto. "Non si intravede all'orizzonte alcun segnale di ripresa" ha chiarito senza mezzi termini il direttore della filiale di Catanzaro della Banca d'Italia, Sergio Magarelli, che ha curato la stesura del rapporto economico relativo al 2015.

L'esercito dei neet. Pesa gravemente sull'economia calabrese un mercato del lavoro ancora in flessione. Alle difficoltà incontrate dai giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro si è associato nell'ultimo anno un abbassamento delle immatricolazioni agli atenei. Il mix è esplosivo: in Calabria l'esercito dei neet, i giovani che non studiano e non lavorano, ha raggiunto la soglia da incubo del 43%. Un giovane su due, tra i 15 e i 34 anni, non studia e non lavora; circostanza che oggi influisce negativamente sull'economia calabrese ma che certamente non lascia ben sperare per il futuro se è vero che gli impieghi vanno sempre più verso la settorializzazione e la specializzazione delle competenze. Paradossalmente, la crisi ha lasciato sul campo più morti e feriti tra i giovani che tra i lavoratori maturi. Tra il 2007 e 2015 sono aumentati gli occupati ultracinquantenni e sono diminuiti, invece, le assunzioni dei giovani calabresi. Il 2015 ha confermato tale tendenza. Il tasso di occupazione che nel 2014 aveva raggiunto la quota del 39,3%, l'anno scorso è tornato a calare al 38,9%  e a farne le spese sono stati per lo più i giovani. L'occupazione è scesa per i giovani (15/34 anni) del - 7,7%, è rimasta stabile per gli individui tra i 35 e i 54 anni (- 0,1%) mentre è salita per i lavoratori di oltre 55 anni (+1,8%). La ragione risiede nell'innalzamento dei requisiti previdenziali e nelle difficoltà d'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. La disoccupazione, invece, ha interessato l'anno scorso 150mila individui, due su tre sono alla ricerca di un lavoro da più di un anno.

Sistema produttivo al palo. E se Atene piange, Sparta non ride. I settori produttivi sono fermi al palo se non fosse per il comparto delle esportazioni che l'anno scorso ha fatto registrare un sussulto non sufficiente però a trascinare verso la ripresa l'economia calabrese. Sorprendente è stato il risultato delle imprese che si sono lanciate nell'export e che hanno fatto segnare un + 15%. Si esporta soprattutto prodotti agroalimentari: olivicoli e alimentari. Secondo i dati forniti dalla Banca d'Italia, nel 2015 c'è stata una stabilizzazione in tutti i settori: nell'industria e nelle costruzioni, comparto che da anni fa registrare performance catastrofiche nel 2015 si è evidenziata un'attenuazione delle perdite. Stabile anche il settore dei servizi, che in Calabria rappresenta l'83% del Pil regionale. Buoni risultati nel comparto agricolo che continua a crescere, sebbene a livelli inferiori rispetto al resto d'Italia e per il turismo, dove si sono registrati aumenti significativi delle presenze. Un capitolo a parte merita il porto di Gioia Tauro: la movimentazione dei container nel 2015 è calata inesorabilmente del 14%.

Povertà. La stabilizzazione dei prezzi e dei trasferimenti statali (sussidi e pensioni) ha fatto aumentare la fiducia delle famiglie che hanno abbandonato la tendenza al risparmio. I consumi risultano in crescita ma i tassi di povertà sono dilaganti. Il 15% della popolazione si trova in una grave situazione di deprivazione materiale (incapace di affrontare una spesa improvvisa) e il 30% è a rischio povertà ed esclusione sociale. (l.c.)

GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA AL DIRETTORE DELLA FILIALE DI CATANZARO DI BANKITALIA:

https://www.youtube.com/watch?v=cHUyHPBoLb4