Cuneo, notte di orrore: una donna di 40 anni, in evidente stato di ebbrezza, ha ucciso il cane della figlia lanciandolo dal balcone del secondo piano. L’episodio è avvenuto nella notte tra il 10 e l’11 agosto 2025, in un condominio alla periferia della città. Secondo quanto ricostruito, la donna, di origine straniera, non trovando le chiavi di casa, ha sfondato la porta d’ingresso a spallate, provocando un forte trambusto. Il piccolo meticcio, spaventato dai rumori, ha iniziato ad abbaiare insistentemente. In quel momento, la donna lo ha afferrato per il collo e, in preda a uno scatto d’ira, lo ha lanciato nel vuoto.
L’impatto è stato fatale: l’animale è morto sul colpo. I vicini, allarmati dalle urla e dai rumori, hanno chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e un’ambulanza veterinaria. Gli agenti hanno trovato la donna priva di sensi, assistita da una persona presente nell’abitazione. Una volta ripresa conoscenza, è stata condotta in caserma per essere interrogata. Durante l’interrogatorio, ha ammesso le proprie responsabilità: “Il cane abbaiava forte e mi ha fatto arrabbiare”.
L’accusa nei suoi confronti è di uccisione di animali, reato previsto dall’articolo 544-bis del Codice Penale, introdotto con la legge Brambilla. La norma punisce chi cagiona la morte di un animale con la reclusione da sei mesi a quattro anni e, nei casi più gravi, con una multa fino a 60.000 euro. La notizia ha suscitato una dura reazione da parte delle associazioni animaliste. Michela Vittoria Brambilla, presidente della LEIDAA, ha commentato: “Alle autorità il compito di qualificare il fatto e procedere di conseguenza, a noi quello di ribadire che interverremo dovunque e in tutte le forme consentite, compresa la costituzione di parte civile, per garantire che tali condotte siano punite come meritano”.