Il Grande Oriente d’Italia (GOI) ritrova, almeno per il momento, una guida ufficiale. Con un’ordinanza del Tribunale di Roma, notificata solo in queste ore, il calabrese Antonio Seminario torna a ricoprire il ruolo di Gran Maestro. La decisione del collegio giudicante revoca il precedente provvedimento che aveva congelato la sua nomina, ma non spegne le furiose polemiche che stanno spaccando la principale obbedienza massonica nazionale, con riflessi che ormai arrivano fino alle logge estere.

Tutto ruota attorno alle elezioni del 3 marzo 2024. Il verdetto delle urne aveva inizialmente premiato lo sfidante romagnolo Leo Taroni. Tuttavia, la Commissione elettorale aveva ribaltato l’esito annullando centinaia di schede (248 per l'esattezza) perché depositate nelle urne senza aver rimosso il talloncino antifrode.

Antonio Seminario

Secondo i giudici romani della nuova ordinanza, il principio della segretezza del voto prevale su quello della volontà dell'elettore (favor voti). La presenza del numero identificativo sul talloncino renderebbe il voto riconoscibile, invalidando la scheda.

La vicenda è seguita con estrema attenzione in Calabria, regione che vanta la più alta densità di logge in Italia (circa 200). Il peso della massoneria calabrese è emerso con forza non solo nell'elezione di Seminario (originario di Rossano), ma anche nella composizione della Corte Centrale, dove figurano esponenti legati a storiche logge del territorio, come la "Morelli" di Vibo Valentia.

Mentre all'interno si consumano battaglie legali, all'esterno il Grande Oriente d'Italia rischia l'isolamento. Sono già arrivati i primi disconoscimenti internazionali da parte di altre Gran Logge estere, preoccupate per la mancanza di una guida stabile e per le accuse di irregolarità.

Nonostante ciò, il Gran Maestro uscente (in prorogatio) Stefano Bisi ha già convocato per il 7 marzo a Rimini la cerimonia di "installazione" di Seminario, invitando i vertici della massoneria mondiale.

La partita però non è chiusa. I legali di Leo Taroni hanno presentato un nuovo reclamo, sostenendo che l'errore del presidente di seggio (non rimuovere il talloncino) non possa annullare la volontà dell'elettore. L'udienza decisiva è fissata per il 4 marzo, appena tre giorni prima della cerimonia di insediamento prevista a Rimini. Un verdetto che potrebbe, per l'ennesima volta, cambiare il volto della massoneria italiana.