Emergenza morbillo in Calabria: è assedio al Pronto soccorso
Quindici ricoveri in pochi giorni: bimbi e ragazzi travolti dal contagio. L’ospedale corre ai ripari e riapre d'urgenza il reparto di Nefrologia per isolare i pazienti
Non è più un semplice allarme, ma una vera e propria emergenza sanitaria quella che sta mettendo a dura prova l'ospedale dell'Annunziata. Un’ondata anomala di casi di morbillo sta colpendo la città bruzia, con un bilancio che nelle ultime ore si è fatto pesante: sono già quindici i pazienti, quasi tutti minorenni, costretti al ricovero dopo aver manifestato sintomi severi. La pressione sul Pronto Soccorso è diventata insostenibile, costringendo la direzione sanitaria a misure drastiche.
Per far fronte al numero crescente di contagi e garantire il necessario isolamento, l'Azienda Ospedaliera ha dovuto liberare e riadattare i locali dell’ex Nefrologia, situati nei pressi della farmacia ospedaliera. Qui sono stati trasferiti i quindici pazienti che fino a poche ore prima stazionavano nel reparto di urgenza, creando una situazione di estrema congestione. Febbre altissima, complicazioni respiratorie e le tipiche eruzioni cutanee: il quadro clinico dei ricoverati richiede un monitoraggio costante e cure intensive.
Il personale sanitario è in trincea. Per evitare che l'Annunziata si trasformi in un focolaio, sono stati attivati percorsi di triage blindati. L'obiettivo è separare immediatamente chi presenta sintomi sospetti dal resto dell'utenza, una sfida titanica in una struttura già storicamente sotto pressione. Medici e infermieri sono sottoposti a turni massacranti per gestire un'epidemia che sembrava un ricordo del passato e che invece è tornata a colpire duramente la fascia pediatrica.
La causa di questa impennata di casi sarebbe da ricercare in una pericolosa falla nella copertura vaccinale. Gli esperti sono categorici: l’unica barriera contro la diffusione del virus è il vaccino. Le autorità sanitarie invitano le famiglie a consultare immediatamente i libretti vaccinali dei propri figli e a non sottovalutare i primi segnali della malattia. Mentre Cosenza osserva con apprensione l'evoluzione del cluster, il monitoraggio sul territorio resta ai massimi livelli per intercettare nuovi possibili contagi prima che l'ospedale arrivi al punto di rottura.
