Emergono nuovi retroscena dalla deposizione del pentito collegato in video-conferenza da una località protetta con l'aula del Tribunale di Vibo Valentia

Nuova udienza del processo scaturito dall'operazione antimafia denominata "Purgatorio" che vede tra gli imputati l’avvocato Antonio Galati e gli ex vertici della Squadra Mobile, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò. Oggi è stato il giorno del pentito Andrea Mantella che ha deposto collegato in video-conferenza con l’aula del nuovo palazzo di giustizia di Vibo Valentia. Il collaboratore di giustizia ha risposto alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci.

L'escalation criminale.  In video-collegamento da una località protetta Mantella ha ripercorso le tappe della sua scalata. "Ho iniziato a collaborare dal 4 maggio 2016 per cambiare vita. Ero stanco di passare le solite giornate nell'ambito della criminalità organizzata e ho deciso di tagliare con il mio passato. Il mio percorso criminale - dichiara Mantella - è iniziato nei primi anni '80. Avevo 12 anni e facevo già delle estorsioni. A 15, 16 anni sono entrato nella 'ndrangheta e sono stato inserito nel gruppo Lo Bianco-Barba . Sono stato attenzionato da Carmelo Lo Bianco perché agivo per conto mio facendo danneggiamenti. Mi sono messo in lista e poi sono entrato nel clan".

 

Carmelo Lo Bianco

"Volevo uccidere Carmelo Bianco e Vincenzo Barba". Il collaboratore di giustizia rivela nuovi retroscena ed, in particolare, il progetto per attentare alla vita di due esponenti di primo piano del clan Lo Bianco-Barba. "Al momento del suo arresto Carmelo Lo Bianco - spiega - aveva 300 mila euro in una busta che la moglie di Lo Bianco, Marianna Catania, e la figlia aveva dato a don Peppino Mancini del 501 il quale quando siamo usciti faceva fatica a restituirceli. Io volevo la mia parte di soldi. Ho incaricato una persona vicina a me per eliminare Carmelo Lo Bianco e Vincenzo Barba. Quest'ultimo poteva essere assassinato sul balcone di casa sua. Non era difficile assassinarlo con un fucile. Lo Bianco invece aveva un permesso per andare in ospedale. Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, era a conoscenza dell'omicidio da compiere. I killer doveva mandarli Bonaddio di Lamezia Terme. Dovevano sparare due ragazzi di Lamezia Terme. Con Michele Fiorillo di Piscopio c'era uno scambio: io dovevo eliminare Morelli, quello del Mulino, che aveva denunciato i Piscopisani e lui Lo Bianco e Barba. Avevo parlato con Scarpuni che mi aveva detto di lasciarli in pace che i soldi li avrebbe dati a me. Io avevo chiesto autonomia su Vibo e questo a Mancuso non stava bene. Sulle estorsioni che facevo a Vibo io non davo nulla a Pantaleone Mancuso mentre lui invece mi mandava il 50 per cento. Ho preso 37.500 euro da due tre lavori che mi mandarono con Michele Palumbo. Complessivamente Scarpuni mi diede 300 mila euro".

Mantella e la tangente per i lavori del nuovo Tribunale. Nel corso della deposizione il pentito ha raccontato altri retroscena. "Ho fatto in tutto 17/18 anni di carcere. Sono stato in carcere - ricorda Mantella - dal '93 al 2002 per omicidio e tentato omicidio ai danni di Ferdinando Manco e Mario Manco, entrambi del gruppo Pardea. Il clan mi pagava gli avvocati e mi sosteneva. Quindi quando sono uscito mi sono riavvicinato a Carmelo Lo Bianco. Venuto fuori dal carcere, ero maturato a livello criminale e volevo fare il salto di qualità. Dissi a Carmelo Lo Bianco che non mi stava bene che lui desse le percentuali ai Mancuso. Lui mi diceva di stare con loro per evitare il carcere, la lupara bianca o di rimanere ucciso. Mi sono fatto una forza militare per mettermi al sicuro e poi ho fatto degli omicidi. Siamo stati insieme ancora per qualche anno fino al 2003/2004 quando ho cominciato a fare omicidi per mio conto. Abbiamo preso la tangente anche sui lavori del nuovo Tribunale. I Lo Bianco hanno dato ai Mancuso una quota di quella tangente. I soldi andavano nella cassa comune di Carmelo Lo Bianco e Vincenzo Barba. Nel frattempo vengo coinvolto in un'operazione antimafia, simulo la depressione e vengo posto agli arresti domiciliari. Convocai Nicola Manco, genero di Carmelo Lo Bianco, e gli chiesi di dire a Lo Bianco di mandarmi 70 mila euro per gli avvocati e i periti medici. La somma non mi è stata data". (m.f.)