‘Ndrangheta e politica: verso il processo 57 indagati (NOMI)
La Dda chiede il rinvio a giudizio per un presunto sistema di estorsioni, traffici illeciti e interferenze nelle elezioni. Tra i coinvolti boss, ex amministratori e imprenditori
Un presunto sistema di potere, capace – secondo l’accusa – di condizionare appalti, affari e perfino le elezioni comunali. È il quadro delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’inchiesta “Ostro-Amaranto”, per la quale il sostituto procuratore Debora Rizza ha chiesto il rinvio a giudizio di 57 indagati, 29 dei quali già raggiunti da misure cautelari emesse dal gip Sara Merlini. Nel mirino, la presunta influenza della cosca di Guardavalle, guidata – secondo le ipotesi investigative – dal boss Cosimo Damiano Gallace, indicato come punto di riferimento di un’articolata rete dedita a estorsioni, furti, traffico di stupefacenti e armi.
Secondo la Dda, il clan avrebbe garantito il sostegno alla latitanza di Gallace attraverso bunker dotati di videosorveglianza e allarmi, oltre alla gestione degli spostamenti suoi e dei familiari. Per gli inquirenti, non sarebbero mancati episodi di minacce e intimidazioni finalizzate al pagamento del pizzo, mentre alcune imprese avrebbero operato tramite presunti prestanome per assicurare alla cosca continuità economica e controllo del territorio.
Tra gli indagati figurano, oltre a Gallace, l’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta, gli ex assessori Giuseppe Antonio Fiorenza, Antonella Giannini, Antonio Bressi, e l’ex presidente del Consiglio comunale Maicol Paparo. Una lunga lista, che comprende figure ritenute dagli inquirenti a vario titolo coinvolte nell’organizzazione o nelle sue attività: Loredana Abate, Antonio Afflitto, Maria Altamura, Francesco Aloi, Agazio Andreacchio, Cosimo Andreacchio, Cesare Antonio Arcorace, Giuseppe Bava, Andrea Bressi, Antonio Bressi, Enrico Cacciotti, Massimo Carè, Nicola Chiefari, Ilario Comito, Roberto Ferrara, Giuseppe Antonio Fiorenza, Giuseppe Foti, Pasquale Franco, Angelo Gagliardi, Bruno Gagliardi, Domenico Gagliardi, Antonio Galati, Francesca Galati, Francesco Galati, Cosimo Damiano Gallace, Domenico Gallelli, Domenico Geracitano, Antonella Giannini, Francesco Giorgi, Massimiliano Giorgio, Fernando Grande, Gregorio Grande, Saverio Grande, Vincenzo Grupico, Ernesto Maria Menniti, Marco Ottaiano, Angelo Paparo, Antonio Paparo, Gregorio Paparo, Maicol Paparo, Nicola Paparo, Pasquale Paparo (classe ’90), Pasquale Paparo (classe ’96), Rosa Maria Paparo, Giuseppe Nicola Parretta, Antonio Cosimo Perronace, Ivano Piperissa, Giovanni Renda, Moreno Rocco Riitano, Giuseppe Riitano, Liberato Riitano, Carmela Russo, Cosimo Sorgiovanni, Antonio Ussia, Bruno Vitale, Domenico Vitale (classe ’68), Domenico Vitale (classe ’75).
La Dda contesta anche un presunto scambio politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali del 2021. Secondo l’impostazione accusatoria, figure vicine alla cosca avrebbero sostenuto la candidatura di Parretta, poi eletto sindaco, e quella di altri candidati come Ernesto Maria Menniti, Maicol Paparo, Andrea Bressi e Antonella Giannini, attraverso riunioni e accordi finalizzati – secondo gli inquirenti – a orientare il voto.
Il passaggio successivo sarà ora davanti al gup Gilda Danila Romano, con udienza preliminare fissata per il 9 gennaio. I numerosi avvocati difensori – tra cui Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Varano, Mauro Ruga, Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni, Giuseppe Germanò, e molti altri – sono pronti a contestare la ricostruzione accusatoria, ritenendo insussistenti le ipotesi mosse dalla procura. La parola, adesso, passa al giudice.
