Cartello mafia-imprenditori, il tribunale della libertà scarcera Giorgio Morabito
Il Riesame concede i domiciliari dopo l'annullamento della Cassazione. E' accusato di associazione mafiosa e turbativa d'asta
Il Tribunale della libertà, chiamato a esprimersi di nuovo sulla posizione di Giorgio Morabito, ha deciso di scarcerarlo e concedergli gli arresti domiciliari. I giudici del Riesame hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Guido Contestabile.
L’uomo era stato arrestato lo scorso anno nell’ambito della maxi operazione della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria denominata “Cumbertazione”.
L'accusa Morabito è uno dei principali imputati del processo scaturito da quella indagine dell’antimafia, accusato di associazione mafiosa e una serie di altri reati, tutti aggravati dalle modalità mafiose. In particolare Morabito, secondo i magistrati, insieme a Francesco Bagalà ’77 (per il quale la Cassazione due giorni fa ha disposto un nuovo esame al Tdl) sarebbe uno dei promotori dell’associazione a delinquere che avrebbe formato un cartello insieme alla ‘ndrangheta per condizionare l’assegnazione di appalti pubblici in diverse province calabresi. Il Tdl ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria nelle parti che riguardano l’associazione mafiosa e l’aggravante di avere agevolato la ‘ndrangheta.
L’operazione L’inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria aveva portato all’arresto circa un anno fa di diversi imprenditori nonché professionisti e dipendenti comunali accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione dedita alla realizzazione di una serie indeterminata di reati di turbata libertà, corruzione, frode nelle pubbliche forniture nonché numerosi delitti fine. Le accuse costituivano l’epilogo di una articolata attività investigativa condotta dal Gruppo Investigazione criminalità organizzata (Gico) dei Nuclei di polizia tributaria di Reggio Calabria e Cosenza, volta a portare alla luce i profili imprenditoriali della criminalità organizzata operante nella Piana di Gioia Tauro e in altri luoghi così come ricostruiti sulla scorta di svariate intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Il presunto cartello tra tecnici e mafia I magistrati della Dda, in particolare, sono giunti a ipotizzare l’esistenza di un cartello di imprese controllato dalla ‘ndrangheta, capace di pilotare gli appalti pubblici. La ricostruzione accusatoria era stata già posta in discussione nei mesi precedenti con diversi annullamenti della Suprema Corte. I 40 imputati nel procedimento stanno affrontando il processo davanti al Tribunale di Palmi.
