Nel ventiduesimo anniversario dall'arrivo della statua della Vergine, ancora forte il richiamo nella terra della mistica: ma i tempi per la causa di beatificazione restano lunghi.

di VINCENZO VARONE

La Fede sotto il Cielo di Paravati ha vinto ancora una volta. Su tutto e su tutti. Merito di Natuzza Evolo che durante il suo percorso terreno al servizio degli ultimi e dei sofferenti è stata costantemente accompagnata del suo sguardo dolce e sereno e dalla fortezza delle sue parole semplici e chiare e che con umiltà ripeteva spesso: “Io sono solo un verme di terra”.

Un fiume di persone. Le trentamila presenze registrate nella sola mattinata di domenica nella Villa della Gioia e segnate tutte da una profonda devozione sono la certificazione di tutto questo, ovvero di una Fede forte, sentita e convinta, come accade ormai da tantissimi anni nei santuari mariani di Lourdes e di Fatima, autentici luoghi dello spirito e dell’anima. E Paravati, ormai, è sempre più vicino a queste realtà dove in ogni momento si coglie a piene mani il senso vero della vita e lo spirito indomabile dei tanti cercatori di Dio.

La statua della Madonna. Domenica nella Cittadella della Carità e dell’accoglienza si celebrava il ventiduesimo anniversario dell’arrivo della statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime il cui arrivo ufficiale risale esattamente al 13 novembre del 1993. Una data che ancora oggi in tanti ricordano, come se fosse oggi. In particolare risulta scolpito nella memoria dei più la gioia che si leggeva sul volti di mamma Natuzza e dell’allora vescovo della diocesi di Mileto- Nicotera Tropea, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, scomparso da qualche anno, che, come l’attuale presule monsignor Luigi Renzo, è stato sempre particolarmente vicino al grande mistero che avvolge le colline di Paravati.

L'arrivo” della Vergine. La sacra effige giunse nella piazza di via Nazionale, dedicata oggi ai caduti di Nassiryia , in un pomeriggio piovoso e alla presenza di migliaia di pellegrini che sostarono in preghiera all’aperto per ore e ore incuranti del maltempo. La sacra immagine venne a suo tempo realizzata su consiglio di Fortunata Evolo che vedeva la Vergine Maria come “una ragazza bellissima di 15/16 anni, vestita di bianco, con la pelle scura , sollevata da terra e tutta piena di luce”. Ma questa è già storia viva. Una delle più importanti della vicenda umana e spirituale di Mamma Natuzza.

La cerimonia. Domenica scorsa il ricordo di quel giorno è ritornato forte e chiaro sia durante la processione della Madonna per le vie del paese, accompagnata dai fedeli e dai cenacoli di preghiera, sia nel corso della celebrazione eucaristica durante la quale il vescovo Luigi Renzo ha riferito sull’iter della causa di beatificazione.

La causa di beatificazione. “Speravo di darvi – ha detto il pastore della chiesa miletese - la bella notizia che tutti aspettiamo! Sarebbe stata bella prima per me. Purtroppo non ce l'ho. Sono stato a Roma nei giorni scorsi anche per questo, ma non ci sono novità. E’ più facile vivere da santi ha continuato monsignor Renzo - che essere riconosciuti ufficialmente tali. Ma non dobbiamo meravigliarci tenuto conto che il riconoscimento della santità eroica ha valore universale per tutta la Chiesa. Mamma Natuzza, che ha tantissimi devoti, ha avuto – ha sottolineato monsignor Luigi Renzo - anche tanti nemici: uscire purificata da qualsiasi malevolenza ed ombra di dubbio è fondamentale e sarà già il primo riconoscimento della sua venerabilità. Dobbiamo avere fiducia nella Chiesa e certamente la nostra mistica ci sarà restituita nella sua esemplarità luminosa, come si merita”. Esatto, come si merita, perché nessuno meglio di Natuzza Evolo ha saputo dare conforto e speranza all’umanità dolente nell’era dei vuoti a perdere, del mordi e fuggi e del profitto ad ogni costo.

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