Quattro le posizioni stralciate dalla Procura di Catanzaro rispetto all'avviso di conclusione delle indagini. Tra  queste  anche quella del penalista Di Renzo

di GABRIELLA PASSARIELLO

E’ arrivata all’Ufficio gip- gup del Tribunale di Catanzaro la richiesta di rinvio a giudizio per dieci dei quattordici indagati coinvolti nel duplice blitz Antimafia “Conquista 1 e 2”, scattato nel dicembre del 2016 e a giugno 2017,contro vertici e sodali del clan dei Bonavota, cosca di ‘ndrangheta attiva a Sant’Onofrio e Maierato nel Vibonese. La Procura distrettuale ha chiesto il processo per Francesco Fortuna, 37 anni di Sant’Onofrio; Andrea Mantella, 45 anni di Vibo Valentia (collaboratore di giustizia); Onofrio Barbieri, 37 anni di Sant’Onofrio; Domenico Bonavota, 38 anni di Sant’Onofrio; Pasquale Bonavota, 43 anni di Sant’Onofrio; Nicola Bonavota, 41 anni di Sant’Onofrio; Giuseppe Lopreiato, 23 anni di Sant’Onofrio; Domenico Febbraro, 24 anni di Sant’Onofrio; Francesco Michienzi, 37 anni (collaboratore di giustizia) e Vincenzino Fruci, 41 anni di Curinga. Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini, nella richiesta di rinvio a giudizio vergata dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci, con il visto dell’aggiunto Giovanni Bombardieri e la supervisione del procuratore capo Nicola Gratteri, non compaiono più i nomi dell’avvocato Giuseppe Di Renzo, 45 anni di Vibo Valentia; Francesco Lo Bianco 47 anni di Vibo Valentia; Antonio Falbo, 54 anni di Lamezia Terme e Santina La Grotteria, 45 anni di Vibo Valentia. Le loro posizioni sono state stralciate per un supplemento di indagini. 

Le ipotesi di accusa. Ai vertici e affiliati del clan Bonavota, la Dda contesta una sfilza di reati che vanno, a vario titolo, dall’ associazione a delinquere di stampo mafioso, alla detenzione e porto d’armi comuni e da guerra, dalla ricettazione in concorso ai danneggiamenti ai danni di due aziende facenti parte del gruppo Callipo. In particolare l’intimidazione a colpi di arma da fuoco nel 2004 alla “Giacinto Callipo converse alimentari spa” e nell’aprile del 2016 al complesso residenziale “Popilia Country Resort”. Gli indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio devono rispondere a vario titolo di due omicidi, quello di Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, freddato il 4 maggio 2004 a colpi di arma da fuoco a Pizzo Calabro, e quello di Domenico Di Leo, alias “Micu Catalanu”, ucciso a Sant’Onofrio in via Tre Croci il 12 luglio 2014.

Il favoreggiamento. Di Renzo, Lo Bianco, Falbo e La Grotteria, avrebbero aiutato Raffaele Mantella accusato del delitto di Raffaele Cracolici ad eludere le attività investigative. Tutti e quattro sono accusati di favoreggiamento personale in concorso. Secondo le ipotesi accusatorie, il penalista Di Renzo avrebbe agito da “postino”, portando fuori dal carcere di Palmi una missiva di Mantella contenente l’indicazione a “Lo Bianco di contattare Antonio Falbo, per fargli riferire circostanze false sul fatto che il suo cellulare agganciava la cella di Francavilla Angitola Stazione, il giorno dell’omicidio e nei giorni immediatamente precedenti in modo tale da scagionarlo dal delitto”. Francesco Lo Bianco a sua volta, sempre secondo le ipotesi di accusa, dopo aver appreso il contenuto della lettera consegnata dallo stesso Di Renzo, avrebbe riportato a Falbo quello che lo stesso avrebbe dovuto riferire circa le ragioni della presenza di Mantella sul posto. Adesso la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro, che una volta fissata l’udienza preliminare nel contraddittorio tra accusa e difesa, (nel cui collegio compaiono i nomi dei legali Salvatore Staiano, Sergio Rotundo, Nicola Cantafora, Vincenzo Gennaro, Tiziana Barillaro, Francesco Muzzopappa, Giosuè Monardo, Nicola D’Agostino, Giuseppe Spinelli e Armando Veneto), deciderà se accogliere la richiesta della Procura di processare gli indagati.