Caos e tensione in carcere: detenuto incendia la propria cella
“Nel pomeriggio di ieri, il detenuto maghrebino che lo scorso sabato aveva, armato di un coltello, aggredito un altro detenuto, ha dato fuoco alla propria cella”. Lo denuncia Tiziana Guacci, segretario regionale del SAPPE per la Campania. “Il personale di Polizia Penitenziaria è prontamente intervenuto per spegnere l’incendio e portare fuori dalla cella il detenuto, che nel frattempo poneva anche resistenza minacciando gli agenti con una lametta. Cinque poliziotti intervenuti sono rimasti intossicati dalle inalazioni del fumo provocato e sono stati immediatamente trasportati al vicino ospedale per le cure necessarie: un assistente è ricoverato presso il nosocomio per difficoltà respiratorie, altri due hanno avuto una prognosi di 7 giorni e due di 5 giorni”. Guacci evidenzia che “il detenuto in questione era stato trasferito dal carcere di Salerno, dove aveva già posto in essere eventi critici: continuano, dunque, le movimentazioni dei detenuti facinorosi tra le carceri campane. Da troppo tempo il Sappe denuncia il mancato trasferimento fuori regione dei detenuti riottosi alle regole penitenziarie. Nonostante tali denunce riscontriamo ancora la totale assenza di risposte concrete”.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, annuncia che nella mattinata di lunedì 2 ottobre 2023 visiterà il carcere di Ariano Irino e, successivamente, la Casa circondariale di Avellino: “Saranno visite di solidarietà per esprimere vicinanza alle donne ed agli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano in carcere, anche alla luce dei recenti gravi eventi critici accaduti nei penitenziari irpini”, spiega Capece, “ma anche una occasione, l’ennesima, per denunciare il chiaro malessere che si vive nelle carceri della Campania e per questo torneremo a chiedere pubblicamente che chi di dovere tenga in considerazione le criticità di penitenziari regionali che evidentemente non sono più in condizione di gestire le troppe tipologie di detenuti, spesso soggetti dalla personalità particolarmente violenta, senza alcuna possibilità di diversa collocazione all’interno della Regione”.
