Autobomba a Limbadi, regge l'inchiesta: restano in carcere quattro dei sei fermati
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia non ha convalidato il fermo disposto nei giorni scorsi a carico di alcuni esponenti della famiglia Di Grillo-Mancuso accusati di aver fatto saltare in aria con un'autobomba a Limbadi Matteo Vinci, il 42enne informatore scientifico, ucciso lo scorso nove aprile. Nei confronti di quattro delle sei persone fermate dai carabinieri nella notte tra domenica e lunedì è stata tuttavia emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere.
In carcere. Restano in carcere per via di una nuova ordinanza di custodia cautelare quattro delle sei persone fermate: si tratta di Vito Barbara, Domenico Di Grillo, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso, difesi dall'avvocato Giuseppe Di Renzo. La posizione dei quattro era quella più pesante in quanto rispondevano di aver pianificato e messo in atto l'attentato dinamitardo ma di un secondo tentato omicidio ai danni di Francesco Vinci (pestato brutalmente nell'ottobre del 2017), la detenzione illegale di armi ed esplosivo e l'accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Il fermo non è stato convalidato non essendo stato ravvisato il pericolo di fuga, ma i quattro restano reclusi perché nei loro confronti il gip ha ravvisato "inaudita spietatezza, disumanità, crudeltà d'animo, una non comune capacità pianificatoria e strategica, oltre che un'ostinata ed inflessibile determinazione nel portare a termine i loro progetti di morte ed accaparramento dei terreni dei Vinci". Se lasciati in libertà - scrive il giudice nell'ordinanza - c'è il pericolo che reiterino i reati loro contestati in quanto ci si trova dinanzi a "personalità efferate capaci di propositi vendicativi".
Scarcerati. Tornano invece in libertà per difetto di gravità indiziaria Rosina Di Grillo e Salvatore Mancuso, difesi rispettivamente dall'avvocato Francesco Schimio e dall'avv. Giovanni Marafioti che a loro volta rispondevano "solo" di tentata estorsione. Emesso il provvedimento il gip Gabriella Lupoli ha dichiarato la propria incompetenza disponendo l'immediata restituzione degli atti al pm distrettuale titolare dell'indagine Andrea Mancuso. Nei loro confronti non è stata emessa alcuna misura cautelare e restano quindi indagati a piede libero.
