’Ndrangheta padrona della cocaina: la Calabria snodo cruciale
La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) ha presentato la Relazione Annuale 2024, delineando uno scenario allarmante per il narcotraffico internazionale. Secondo il documento, la ’ndrangheta continua a esercitare un ruolo egemone, soprattutto nel traffico di cocaina proveniente dal Sud America, consolidando alleanze con altre mafie italiane e reti straniere, in particolare albanesi. La capacità di controllo degli scali, un’affinata analisi di rischio e il monitoraggio delle piattaforme informatizzate diventeranno la linea rossa dell’azione repressiva, ma le reti criminali continuano a sfruttare le vulnerabilità dei porti, dove solo una frazione dei container viene ispezionata e l’automazione accelera i flussi. Gioia Tauro rimane il porto più interessato dall’attività antidroga, con il 30,56% dei quantitativi intercettati alla frontiera marittima nel 2023, seguito da Savona, Venezia, Livorno e Salerno. Complessivamente, nel 2023, la frontiera marittima ha concentrato 15.985 kg di cocaina sequestrata, di cui 4.884 kg a Gioia Tauro.
La cocaina arriva prevalentemente via mare, occultata in container mischiati a carichi legali o a ridosso delle porte per un rapido rip-on/rip-off, mentre in misura minore operano i corrieri aerei ovulatori. La rotta spazia dal Nord Europa (Belgio, Olanda) al Mediterraneo, con crescente importanza dell’Africa occidentale e dei Balcani, rafforzando i collegamenti verso l’Europa orientale. La relazione evidenzia come le comunicazioni dei gruppi criminali corrono oggi su sistemi di criptofonia e piattaforme cyber, trasformando il traffico in una vera e propria “minaccia ibrida”.
La DCSA sottolinea la necessità di un aggiornamento normativo e tecnologico per colpire reti e piattaforme criptate impiegate nella logistica e negli accordi sui carichi. Il mercato della droga è sempre più esteso, articolato e complesso, con alleanze tra mafie italiane e reti straniere; la criminalità albanese è ormai interlocutore stabile lungo l’intera filiera, mentre la Camorra continua a importare hashish e cocaina tramite fornitori sudamericani e network olandesi-marocchini, e Cosa Nostra cerca canali propri, ma resta subalterna rispetto alle mafie calabresi e campane. Gioia Tauro è confermato come il porto privilegiato per convogliare lo stupefacente verso Balcani e mercati dell’Est, in concorrenza con Malta, mentre Livorno e Genova restano varchi alternativi grazie ai collegamenti diretti con il Sud America. All’interno dei terminal, la collusione segue schemi consolidati: individuazione dei container “contaminati”, pianificazione delle finestre di recupero e uso di nickname sulle piattaforme criptate. Il mercato della droga non mostra segnali di ridimensionamento e si amplia con le nuove sostanze psicoattive, aggravando instabilità sociale e danni ambientali; per la DCSA, la risposta efficace richiede cooperazione internazionale, piattaforme informative condivise e innovazioni tecnologiche, perché “per le organizzazioni criminali, i confini di fatto non esistono”.
