Operazione "Recherche", presi i fiancheggiatori del boss Marcello Pesce
Nell'elenco delle undici persone fermate figura il nome di Rocco Pesce, figlio di Marcello. Avrebbe curato la filiera di comunicazione con il padre durante la latitanza
Sono undici i provvedimenti di fermo eseguiti dalla polizia nell'ambito dell'operazione "Recherche" che colpisce al cuore dei propri interessi una delle cosche più potenti della 'ndrangheta, i Pesce di Rosarno. Fra gli arrestati vi sono diversi fiancheggiatori che curavano e gestivano la latitanza di Marcello Pesce, fungendo da "vivandieri", assicurandone i collegamenti con gli altri membri della cosca e, più in generale, con i familiari, procurando loro appuntamenti con soggetti terzi o riportando loro e per loro conto le cosiddette "imbasciate".
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Il ruolo di Rocco Pesce. Uno dei fermati è Rocco Pesce, figlio di Marcello, ritenuto componente di primo livello della filiera di comunicazione con il latitante. In particolare Rocco, seguendo le direttive di papà Marcello, si occupava del controllo e del coordinamento delle attività delittuose, teneva i rapporti con gli altri affiliati e con gli esponenti di vertice di altre cosche, gestiva alcune aziende agricole, un centro scommesse intestati a prestanomi e un fiorente traffico di sostanze stupefacenti.
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Le "staffette". Condotte che portavano a mettere a disposizione del “capo”, costretto all’oblio, quanto gli fosse necessario, anche per la sua assistenza morale e materiale; si era sarebbe così creata, a questo scopo, “una rete di supporto e di tutela”, con un “servizio” di staffette che avevano lo scopo di evitare l’intervento delle forze dell’ordine sia durante i vari spostamenti del latitante e sia quando i sodali, i familiari o altri andavano nei vari covi del boss, ma anche per procurargli gli appuntamenti e garantire gli incontri con i sodali.
La cattura del boss. Le indagini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato avrebbero consentito di ricostruire nei minimi particolari i movimenti dei sodali del boss attraverso le immagini registrate dalle telecamere installate lungo i percorsi stradali che conducevano al covo del latitante a Rosarno, dove Marcello Pesce è stato localizzato e arrestato l'uno dicembre 2016 grazie ad un blitz curato in ogni dettaglio. L'analisi degli spostamenti effettuati da Filippo Scordino e dagli altri fiancheggiatori arrestati nel corso della notte, ha permesso agli investigatori della Polizia di Stato di comprendere che egli aveva assunto un ruolo sempre più importante nella gestione della latitanza di Pesce, di cui eseguiva gli ordini.
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