A prescindere dall’idea che ciascuno di noi si sarà opportunamente fatta, questa decisione è un pugno in pieno viso, doloroso e violento, che viene sferrato alla Calabria ed ai calabresi che si ritrovano privati delle loro libertà per colpe che non gli appartengono. La decisione di dichiarare zona rossa la Calabria, infatti, non nasce dal dramma della pandemia in atto, che nel nostro territorio resta comunque con un’incidenza che potremmo definire rassicurante e comunque meno preoccupante di molte altre regione, ma scaturisce dalla triste colpevole considerazione che la Calabria non sarebbe in grado di gestire una ipotetica impennata di positivi per assenza di strutture sanitarie in grado di reggere l’urto.

È una decisione che colpisce i calabresi per colpe che non sono dei singoli cittadini, ma rappresentano il più scandaloso fallimento di una classe politica che ha maltrattato, umiliato, offeso un’intera regione. Fino a ieri, quando per l’ennesima volta ha reiterato il provvedimento di commissariamento della sanità in Calabria. Una gestione inetta ed irresponsabile, che si è lasciata irretire da comparaggi e loschi interessi consentendo l’infiltrazione della ‘ndrangheta che ha prima portato ad un ultra decennale commissariamento, quindi, lavandosene le mani, ha consentito a commissari venuti dall’esterno, privi della più minima conoscenza del territorio e soprattutto sprezzanti giudici preconcetti di un sistema malato, soprattutto loro, questi fantomatici commissari, hanno contribuito a ridurre la sanità calabrese ad un disastro che ha portato questi offensivi risultati impendendo che i rappresentanti dei calabresi potessero agire per proprio conto, seppur il risultato sia oggi questo sfacelo.

Quanto accaduto ieri, con la doppia decisione del governo centrale, di reiterare il commissariamento ed istituire la zona rossa è un golpe di stato contro i diritti e le libertà dei calabresi ed è la conferma che nessuno – nessuno a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza – è capace di rappresentare nelle stanze romane gli interessi della Calabria ed è in grado di farsi ascoltare, se mai qualcuno abbia tentato.

Sono e mi sento calabrese. Posso ancora sentirmi italiano?