Omicidio a Pesaro, la famiglia Bruzzese smentisce Salvini: "Non voleva uscire dal programma di protezione
La vedova di Marcello Bruzzese ed il fratello Girolamo non avevano mai saputo della richiesta di revoca del programma di Protezione al loro congiunto ucciso con una pioggia di proiettili la sera di Natale. Richiesta risalente ad oltre due anni addietro.
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Dello stesso avviso l'avvocato Giuseppe Tripepi, loro difensore: "Ho ascoltato e letto le parole del ministro Salvini che svelava questo fatto e sono rimasto sorpreso di questa richiesta di revoca della protezione. I Bruzzese - ha detto - non me ne avevano mai parlato né ho preparato atti o pratiche da inviare agli uffici competenti del ministero degli Interni per avviare l’iter. In ipotesi, la stessa persona può prendere l’iniziativa ma occorrono i nulla osta della procura competente per la cosiddetta capitalizzazione, il calcolo della liquidazione che non è mai semplice. Sono sorpreso, anche perché non credo che Marcello avesse un lavoro".
Piuttosto, subito dopo l'evento i Bruzzese hanno attaccato lo Stato per averli abbanondati. Infatti, dopo essere stati trasferiti per alcuni anni in Sardegna, sotto falso cognome, erano arrivati a Pesaro riassumendo la loro identità. Una scelta che aveva sorpreso ma era stata accettata dalla famiglia, la quale rimaneva stabilmente inserita nel programma di protezione che garantiva loro una casa e uno stipendio, intorno ai 2000 euro al mese. Da allora, Marcello Bruzzese non ha mai lavorato stabilmente, iscrivendosi alla scuola serale dell’istituto Benelli per tecnico energetico e frequentando anche un corso di assistente sanitario, provando a fare esperienza in una struttura per anziani, seppur per un breve periodo. Poi, un paio di anni fa, ha preso la strada per la Francia, passando per la Corsica, dove avrebbe avuto interessi lavorativi con dei parenti. Ma i soldi a casa, stando alle stesse dichiarazioni che avrebbe rilasciato la moglie, erano pochi per tre figli e non potevano nemmeno lontanamente permettersi di rinunciare al sussidio dello Stato attraverso il programma di protezione.
