Ragazza uccisa dal branco, gli esperti: ecco come si rieduca un cane killer
Domani pomeriggio Soverato dirà addio a Simona Cavallaro, sbranata a vent’anni da un branco di maremmani e meticci che custodivano un gregge. È successo giovedì, nella pineta di Satriano, sulle splendide montagne calabresi che si sono trasformate in una trappola mortale. Il corpo straziato è stato scoperto poco dopo le 16. Ma come si rieduca un cane killer? Roberto Marchesini, veterinario ed etologo, tra i massimi esperti di zooantropologia (la disciplina che studia la relazione tra l’essere umano e gli animali da una prospettiva non antropocentrica), sposta l'attenzione sull'uomo: "Questi cani hanno caratteristiche protettive innate, istintive, nei confronti del gregge. Quindi è necessario che sia sempre presente anche il pastore. Ora dovranno essere affidati a centri specializzati che sono in grado di garantire un intervento rieducativo. Ma insisto, vanno affidati a persone che li sanno gestire".
Per Mauro Ferri, veterinario bolognese, “è un percorso complesso ma possibile. Però servono persone molto qualificate, di solida esperienza”. La formazione. Quella che invoca anche il toscano Duccio Berzi, ricercatore, presidente di Canislupus Italia, esperto di lupi e cani da guardiania. E non se la sente di definire tale il branco che ha fatto scempio della ragazza. Perché “loro prima avvisano, frapponendosi tra il gregge e il pericolo. Così la persona ha tempo di allontanarsi”. Invece Simona, ha svelato l’autopsia, è stata attaccata alle spalle. “Questa tragedia – suggerisce Berzi – credo possa essere l’occasione per spronare le amministrazioni, perché l’affidamento dei cani da guardiania dalle Alpi al meridione è fuori controllo. In sostanza c’è il fai da te. I lupi si moltiplicano, tanti pastori improvvisano. Spesso non hanno gli strumenti per formare i cani, sono lasciati soli”.
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