Dolore, incredulità e tanta commozione hanno fatto da cornice, queto pomeriggio, alla chiesa di Maria Santissima della Neve a Mesiano di Filandari, nel Vibonese, gremita per per i funerali di Martina Piserà, morta insieme al suo feto, all’alba di domenica nel reparto di ginecologia dell’ospedale Jazzolino.

Amici, parenti, conoscenti, tantissimi semplici cittadini che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Martina e al figlioletto Marino, stringendosi al marito Alberto, alla mamma Irene e alla sorella Fiorenza per una tragedia che ha sconvolto il Vibonese e, in particolare le comunità di Pizzo, luogo di origine della 32enne, e quella di Mesiano di Filandari, dove si era trasferita col marito dopo il matrimonio circa un anno fa e dove la coppia aveva un’attività commerciale.

La celebrazione è stata presieduta dal vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, che durante l'omelia ha avuto parole toccanti nei confronti della famiglia.

Dopo il rito funebre, la salma ha raggiunto il cimitero di Pizzo Calabro, dove è stata tumulata nel cimitero cittadino.

Intanto, sul doppio decesso la Procura della Repubblica di Vibo, guidata da Camillo Falvo, ha aperto un fascicolo, curato direttamente dal sostituto Eugenia Belmonte. Eseguita l’autopsia sul corpo della giovane donna i cui esiti si attendono nei tempi previsti dalla legge.

Avviata anche dall’Asp un’indagine interna mirata a fare piena luce sull’accaduto. La ragazza, infatti, si era recata diverse volte in ospedale nei giorni precedenti. Al momento si indaga contro ignoti poiché “la donna – ha spiegato il procuratore Falvo – è venuta a contatto con tante figure. Di conseguenza anche l’autopsia potrebbe fornire elementi utili all’indagine”. Da quanto è stato possibile apprendere, tra marzo e aprile, otto sono stati gli accessi della donna Pronto soccorso, sempre per dolori al petto, all’addome e difficoltà respiratorie. Otto volte in ospedale senza che venisse disposto un ricovero, né ulteriori accertamenti in osservazione. L’ultima corsa, però, è stata quella senza ritorno.