Compare nuovamente in un Aula di Tribunale Andrea Mantella, il collaboratore di giustizia per antonomasia del Vibonese. E lo fa in Corte d'Assise a Catanzaro nell'ambito dell'omicidio De Pietro, che sta svelando una serie di circostanze legate alle dinamiche 'ndranghetiste sul territorio provinciale. Accade durante il processo per l'omicidio De Pietro, avvenuto a Piscopio, nel quale peraltro risulta coinvolto. Un'occasione per dichiarare "il pentimento" da parte di Mantella perchè "la mia collaborazione -spiega -è conseguenza al mio pentimento risalente al maggio 2016". E ancora: "La decisione -ricorda Mantella -la maturai a metà aprile. Non mi identificavo più in uno 'ndranghetista e preso da rimorsi, preso da tante situazioni, questioni personali, mi sono reso conto, dopo aver frequentato la scuola, che non era più opportuno continuare ad essere e condurre quella vita che ho sempre, dico sempre, perchè purtroppo per me sin da ragazzino, da bambino addirittura, ero intraneo a queste dinamiche, tematiche delinquenziali, criminali, insomma".

Poi le domande chiave da parte del pubblico ministero, rispetto alla sua conoscenza di Michele Fiorillo e Rosario Battaglia. "Li ho visti crescere -ha ricordato Mantella e certo che li conosco personalmente da sempre. Conoscevo il papà sia dell'uno che dell'altro". E poi..."ricordo che questi due ragazzi venivano all'interno del maneggio, fittavano i cavalli e andavano in giro per Vibo, per Piscopio". Il periodo è quello riconducibile al 2004 e i due "venivano con Salvatore Morelli". Più avanti "abbiamo avuto un rapporto di tipo delinquenziale, criminale e in un certo senso ci siamo uniti ad un progetto comune e quindi ci siamo frequentati più intimamente".

Quanto ai piscopisani, "con loro -rammenta il collaboratore di giustizia -io mi ero rafforzato a livello militare". Praticamente, "succede che dovevamo uccidere Morelli, Salvatore Morelli, un signore del mulino che ha denunciato i piscopisani. Succede che io ne parlo personalmente e lo stesso Michele Palumbo doveva essere ucciso. Palumbo è stato ucciso e Morelli non è stato ucciso". Quindi, "mettiamo assieme questo progetto di ucciderli entrambi con Michele Fiorillo, alias Zarrillo, che è la mente dei Piscopisani". A proposito, questi ultimi "avevano un Locale di 'ndrangheta aperto" e "delle mire espansionistiche per impossessarsi dei comuni di Portosalvo, Vibo Marina, Longobardi" e assieme avevamo "un progetto comune di uccidere Pantaleone Mancuso Scarpuni".

Di questo Locale di 'ndrangheta, facevano parte con livelli verticistici, "Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Nazzareno Fiorillo U Tartaru".

E Francesco Scrugli? "Ci siamo cresciuti assieme -ricorda Mantella -. Era un ragazzo, un amico d'infanzia e qualche anno prima di morire era il fidanzato, il convivente di una mia sorella". Inizialmente, "facevamo parte del gruppo Lo Bianco-Barba", poi "del mio gruppo, visto che mi sono messo in autonomia perche i Lo Bianco-Barba erano clan satellite ai Mancuso di Limbadi". Ma Scrugli "non aveva vedute a livello intellettuale", "l'hanno ucciso senza che c'entrasse niente con i Piscopisani perchè era un imbecille e ha fatto una morte da imbecille".  Certo, "era divenuto un pilastro del clan dei Piscopisani", basti pensare che "faceva sopralluoghi per uccidere Pantaleone Mancuso "Scarpuni".

A controesaminare il collaboratore di giustizia è stato poi l'avvocato Diego Brancia che ha contestato una serie di incongruenze nelle parole del pentito. Il legale ha chiesto che rapporti avesse con i Piscopisani e quando Mantella ha replicato "ottimi rapporti", lo ha incalzato: "E allora che motivo aveva di inoculare Scrugli all'interno del gruppo?" Insomma, un tete a tete non senza problemi per il collaboratore di giustizia, spesso colto in contraddizione.