Con il nuovo decreto "Rinascita Scott" non si sarebbe chiamata "Rinascita Scott"
È stato approvato due giorni fa, in via definitiva, il decreto legislativo che mira a rafforzare la presunzione di innocenza. Tra le diverse previsioni (ne abbiamo parlato QUI), che hanno portato l'ex pm di Palermo Nino Di Matteo a parlare di "bavaglio", spicca anche quella riguardante i nomi delle inchieste: “Tanto nei comunicati ufficiali quanto nelle conferenze stampa - si legge nel provvedimento - è fatto divieto di assegnare ai procedimenti pendenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza".
Cosa vuol dire? Che i nomi delle indagini, solitamente assegnati dalle forze dell'ordine con compiti di polizia giudiziaria, non possono neanche indirettamente dare per scontata la colpevolezza degli indagati. L'esempio più immediato potrebbe essere l'inchiesta denominata “Mafia Capitale”, in cui appunto l'associazione mafiosa - in realtà da provare in giudizio (e poi esclusa dalla Cassazione, ndr) - era implicita nel nome. Ma non solo: anche la più eclatante e conosciuta inchiesta contro la 'ndrangheta vibonese, Rinascita Scott, probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi in modo diverso. Se "Scott" infatti richiama a un noto agente americano ormai morto, amico degli investigatori italiani ed esperto di 'ndrangheta, "Rinascita" fa riferimento al fatto che la provincia di Vibo Valentia potesse finalmente essere libera dal giogo mafioso e iniziare un percorso di liberazione, riprendere a vivere e - appunto - a "rinascere".
Bisognerà naturalmente vedere l'applicazione concreta del decreto approvato dal governo Draghi e, in ogni caso, i nomi già utilizzati non verranno messi in discussione. Ma nel senso indicato dal provvedimento il nome potrebbe essere considerato "lesivo della presunzione di innocenza" nel momento in cui lancia indirettamente il messaggio che le persone coinvolte siano colpevoli e, di conseguenza, il loro arresto permette la "rinascita" del territorio.
Appare però evidente come la previsione legislativa sia un po' forzata: il nome delle indagini non fa altro che rispecchiare le... indagini. E, di conseguenza, quella che è la tesi degli inquirenti. Se parliamo di "mafia capitale" non si vuole dare per scontata l'associazione mafiosa degli indagati ma, semplicemente, facciamo riferimento al fatto che quella è l'accusa contenuta nelle carte delle indagini. Discorso simile per Rinascita: un'imponente inchiesta che mira a colpire la criminalità organizzata - e vede infatti imputati anche importanti boss di 'ndrangheta - e quella è la tesi accusatoria da cui prende il nome. A meno che l'obiettivo non sia far utilizzare, da ora in avanti, la mera denominazione numerica del fascicolo così che l'attenzione mediatica sia minore e - come ha denunciato il magistrato Di Matteo - finirà che "potranno parlare i parenti di Riina e Provenzano ma non lo potranno fare il procuratore e il questore". O, per restare nelle strade di Vibo Valentia, finirà che prima di vedere iniziare una rivoluzione culturale e una rinnovata presa di coscienza sulla legalità - iniziata forse quel famoso 24 dicembre con migliaia di cittadini scesi in piazza nella manifestazione organizzata da Libera - bisognerà aspettare le sentenze definitive. Anni (e anni) dopo. Come se Vibo e la Calabria, oppressi da decenni di dominio della 'ndrangheta, avessero tutto questo tempo.
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