Delocalizzazione dei depositi costieri a Vibo Marina, Colloca (Cisl): perché?
Il segretario regionale del sindacato di categoria interviene sul dibattito e analizza le diverse sfaccettature della questione
Si domanda perché "delocalizzare i depositi costieri" Francesco Saverio Colloca, segretario regionale della Fegica Cisl, il quale spiega che è stata scoperta "una motivazione seria per toglierci finalmente dal vibonese i depositi costieri. Uno studio infatti – chiosa - sui piani di emergenza della Prefettura ha individuato nei due mostri un pericolo per la incolumità della popolazione di Vibo Marina". In realtà, comunque, quello che trova "singolare" Colloca è il fatto che "i depositi siano diventati un problema oggi. Costruiti negli anni '50 e '60, hanno iniziato la loro attività quando attorno agli stessi esisteva soltanto una pianura di sabbia senza case o attività commerciali. Con il tempo però, e con le bende agli occhi delle autorità, i depositi sono stati circondati da abitazioni e attività commerciali. Ora – chiosa – è giusto che vengano chiusi i depositi. Questa è la vera storia". In questa direzione, spiega che "sarebbe interessante conoscere anche il parere del prefetto di Venezia e della commissione grandi rischi Veneta che ha autorizzato la costruzione di un deposito Gpl di 9000 mc a 150 mt dalle abitazioni Veneziane con il rifornimento dello stesso con navi gasiere in transito nella laguna, bisognerebbe chiedere – sottolinea - agli esperti se il Gpl è meno pericoloso dei carburanti liquidi, benzina e gasolio". E prosegue: "Ovvio che gli unici esperti in grado di valutare la vera pericolosità di qualunque impianto petrolifero sono i Vigili del Fuoco, la loro professionalità e le loro competenze sono di gran lunga superiori a qualunque sensazione umana. Se hanno dato infatti parere favorevole alla costruzione dell'impianto di Gpl a Venezia vuol dire che hanno studiato tutti gli accorgimenti per rendere l'impianto sicuro per la pubblica incolumità".
Delocalizzare. Se ne parla, spiega ancora, ma allo stesso tempo il sindacalista si domanda se "saranno disponibili le società ad investire milioni di euro nel vibonese quando gli alti costi gestionali del deposito oggi rendono più conveniente trasportare i carburanti per rifornire la Calabria da Taranto, Milazzo, Augusta o Napoli? Oppure esiste un piano del Governo che indennizzerà i petrolieri, con i nostri soldi e costruirà, sempre con i nostri soldi, un bel deposito a Gioia Tauro per regalarlo ai petrolieri? In Italia – prosegue - tutto è possibile specialmente quando figure politiche di primo piano al governo amano il proprio territorio".
Regione. A mancare, però, secondo Colloca, in questo dibattito è "una voce autorevole, la Regione che rischia, nell'ipotesi di trasportare i carburanti dai depositi campani, pugliesi o siciliani, in questo caso l'accisa della extrarete, che è tanta, non andrà nelle casse della regione calabra ma nelle loro, in più le società si sentiranno autorizzate a scaricare sul prezzo alla pompa eventuali maggiori oneri e, conoscendo bene la loro sete di guadagno, ci marceranno pure". Insomma, si tratta di "una scelta difficile da delegare a gente competente che possa valutare il male minore, perché il rischio zero non esiste e l'economia vibonese non si può permettere di vivere solo con un turismo limitato a due mesi e gli i introiti potranno solo far sopravvivere qualunque essere umano che operi in questo settore".
