#STORIE | La prima Repubblica raccontata dal "grand commis" calabrese Borgia
Presentata a Roma l'ultima fatica letteraria del giornalista Pino Nano sulla vita pubblica e privata del burocrate della prima Repubblica di origini calabresi
Una vita al servizio della prima Repubblica, tra le pulsioni e i sentimenti di una società in evoluzione, con lo sguardo sempre vigile ai processi di trasformazione del Paese e un occhio attento, amorevole, alla Calabria. Sono doti non comuni di chi sa guadagnarsi un posto nella storia. Sono doti d'altri tempi, quelle del consigliere Giuseppe Borgia, calabrese di San Procopio, storico provveditore generale dello Stato, alto burocrate della prima Repubblica e profondo conoscitore della cosa pubblica, nonché prezioso testimone dei processi della Pubblica amministrazione. Un personaggio storico, all'età di 80 anni, ancora capace di impartire lezioni dall'altissimo profilo istituzionale e raccontato magistralmente dalla penna del giornalista-scrittore Pino Nano, anche lui calabrese dall'instancabile produzione giornalistica al servizio della Rai, nella sua ultima fatica letteraria.

"Grand commis di Stato". Il libro "Storia di un grand commis" ripercorre la vita pubblica e privata del consigliere Giuseppe Borgia, attraverso le domande poste dallo scrittore al protagonista, che coglie l'occasione del colloquio per riflettere sui cambiamenti storici del Paese, sui grandi eventi che ne hanno caratterizzato i mutamenti, di cui Borgia è prezioso testimone. Il tutto racchiuso in una forma giornalistica dallo stile diretto, immediato quanto d'impatto: l'intervista. La produzione letteraria di Nano è stata presentata a Roma nell'istituto intitolato a Luigi Sturzo, dinnanzi ad un pubblico dalle grandi occasioni. Gianni Letta e Antonio Catricalà, entrambi in passato sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri, hanno portato il volume di Pino Nano a battesimo, presentandolo alla platea dai nomi altisonanti.
La presentazione. Il racconto è, secondo Letta, un viaggio "attento e scrupoloso, nelle maglie più complesse della burocrazia di Stato". Un'opera dai contenuti forti in cui sono descritti gli anni d'oro della Pubblica amministrazione, al punto che "proprio per la sua efficacia narrativa varrebbe la pena di adottare come testo didattico nella scuola nazionale della Pubblica amministrazione”. E' il racconto dei processi di evoluzione del Paese, ma è pure un'analisi lucidissima delle sue trasformazioni, in cui non mancano commenti e lezioni. "Un monito", insomma, come l'ha definita Catricalà, "per la classe politica che forse - ha detto - non si è mai resa conto dei mali enormi provocati nella vita della Repubblica dallo spoil-sistem, un gioco al massacro che sacrifica i migliori e privilegia spesso i mediocri, in cui a farne le spese è il Paese”.
L'analisi storica. C'è l'analisi, c'è il racconto, c'è la storia di un'Italia divisa a metà. “Il libro racconta assai bene - ha sottolineato il presidente dell’istituto "Sturzo", Nicola Antonetti - l’evoluzione e la trasformazione del nostro Paese, e la separazione netta che in passato il Sud del Paese viveva rispetto alle aree centrali e settentrionali della Repubblica”. Aspetti approfonditi in sala dal professor Francesco Malgeri, titolare della cattedra di Storia moderna all’università Lumsa di Roma e allievo prediletto di Gabriele De Rosa. Per Malgeri “Storia di un grand commis” è l’esperimento “ben riuscito di un saggio storico che attraverso una semplice intervista personale ad un alto burocrate di Stato, come lo è stato il consigliere Giuseppe Borgia, non fa che ricostruire il grande puzzle della storia della prima Repubblica”. Sulla stessa scia la relazione del presidente della commissione Cultura della Camera dei deputati, Flavia Nardelli Piccoli, che ha in più ringraziato Giuseppe Borgia per il ricordo personale, privato e avvolgente che nel libro lui fa di suo padre, Flaminio Piccoli, e con cui Borgia ha percorso gran parte del suo impegno politico all’interno del mondo cattolico, dapprima come presidente della Fuci, poi ancora come collaboratore privilegiato di Giulio Andreotti nel rapporto con la Chiesa di Roma. Ma è stato lo stesso consigliere Borgia a concludere la manifestazione, ringraziando Pino Nano per questo sforzo compiuto, e - ha chiosato - “per una serata importante come questa" che riporta la Calabria "al centro dell’attenzione mediatica”.(red4)
La Calabria a Roma con l’ultimo libro del giornalista-scrittore Pino Nano (LEGGI QUI)
