A oggi sono pervenute 16 mila domande di contributi per edifici privati. Molti cittadini hanno prodotto autodichiarazioni risultate non veritiere o errate

Il rischio sismico in Italia e in Calabria è un problema estremamente serio, determinato dalla concomitanza di vari fattori: un territorio estremamente esposto; l’abusivismo e, in generale, decenni di uso sconsiderato del territorio; l’abbandono dei centri storici dove sono presenti molte costruzioni che avrebbero necessità di manutenzione straordinaria. Il patrimonio edilizio è molto vulnerabile e non è facile oggi metterlo in sicurezza. Il problema è di disponibilità di risorse economiche, ma anche normativo.

Sul Piano Nazionale di Prevenzione del Rischio Sismico la Giunta, contrariamente a quanto avvenuto in precedenza quando i contributi venivano erogati in modo arbitrario, ha pubblicato nel gennaio 2015 una manifestazione di interesse per il finanziamento di edifici pubblici di interesse strategico. È stata approvata una graduatoria basata su criteri oggettivi (la pericolosità sismica di base, la popolazione interessata, il costo unitario dell’intervento, ecc.). Questa graduatoria è stata utilizzata anche per le annualità successive del piano. Ancor più significativo, il governo regionale, ritenendo prioritario intervenire sul rischio sismico, ha destinato ben 130 milioni di euro delle risorse del Patto per la Calabria a questo tipo di interventi. Ottanta di questi 130 milioni, in particolare, sono destinati alla messa in sicurezza di edifici scolastici. Si tratta di una scelta forte in questa direzione se si pensa che in questo settore, con il precedente programma POR FESR 2007-2013, la somma destinata alla prevenzione del rischio simico era di 12 milioni di euro e nessun’altra risorsa regionale era stata programmata. Poiché, come detto, l’importante non è solo spendere, ma spendere bene, la Regione Calabria sta supportando i Comuni nella realizzazione degli studi di microzonazione sismica finanziati dal Piano Nazionali di Prevenzione del Rischio Sismico.

In merito all’avanzamento del Piano, è importante valutarlo evitando eccessive semplificazioni. La Regione ha tempestivamente provveduto a programmare le risorse: sia per gli interventi su edifici privati che su edifici strategici pubblici, le manifestazioni di interesse sono state emanate in tempi rapidi. E’ bene chiarire che i soggetti attuatori sono comuni (o province) nel caso degli edifici strategici, privati cittadini nel caso degli edifici privati. A oggi sono pervenute 16 mila domande di contributi per edifici privati. Molti cittadini hanno prodotto autodichiarazioni in merito al possesso dei requisiti che a un successivo controllo regionale sono risultate non veritiere o comunque errate.. Altri hanno rinunciato spontaneamente, rendendosi contro che per realizzare l’intervento è spesso necessario un cofinanziamento con risorse proprie. Questo ha reso necessario scorrere le graduatorie, con perdite di tempo che hanno danneggiato coloro che invece avevano correttamente presentato la domanda. La Regione, rendendosi conto della problematica, ha modificato fin dalla seconda ordinanza le norme, ottenendo una riduzione coerente delle istanze dell’80% senza che si riducesse sostanzialmente il numero di domande valide. A parte ciò, gli interventi non mostrano ritardi particolarmente consistenti. Per la parte relativa agli edifici privati, le ordinanze di protezione civile che attivano le diverse annualità del piano indicano una tempistica di tre anni dal decreto di finanziamento al completamento dei lavori. Per quanto riguarda invece gli interventi su edifici pubblici, la normativa vigente in Italia in materia di appalti determina tempi medi di tre o quattro anni almeno. I primi interventi di consolidamento di edifici sono stati finanziati nel 2012 e oggi, dopo tre anni e mezzo, alcune decine di questi sono completati. Si deve tener conto che, rispetto ad altre opere pubbliche, in questo caso si aggiunge il tempo necessario per la redazione di progetti che necessitano di prove e verifiche sulle strutture esistenti.

La Regione è impegnata ad affrontare i rischi a cui è esposto il territorio con misure immediate ma anche con una pianificazione di medio e lungo periodo, alla quale sta lavorando attraverso un progetto denominato Calabria Sicura, voluto dal Presidente Oliverio e attraverso il quale i rappresentanti della politica, i dirigenti generali, i rappresentanti della società civile collaborano in tavoli tecnici per definire priorità e strategie. Il Presidente della Regione ha già incontrato nella sede della Cittadella a Catanzaro i rettori delle Università, i rappresentanti degli ordini professionali dei geologi, degli ingegneri e degli architetti ed i rappresentanti della Protezione Civile regionale, per definire un programma di interventi di messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati. In quella sede, con il coordinamento dell’Assessore regionale prof. Francesco Russo, sono stati avviati i tavoli tecnici, che hanno la funzione di raccogliere i contributi degli attori del territorio e sintetizzarli in proposte operative. L’obiettivo principale che si intende perseguire attraverso l’attivazione dei tavoli tecnici è quello di ridurre il rischio, che deve essere inteso e analizzato nelle sue tre componenti: vulnerabilità, pericolosità, esposizione. Gli interventi proposti devono pertanto mirare alla riduzione del rischio, operando rispetto alle sue tre componenti. Al contempo è necessario un coordinamento generale degli interventi da attuare, affinché la riduzione del rischio sismico si accompagni con una riduzione del rischio idrogeologico e antropico, quest’ultimo delle varie tipologie. I tavoli tecnici, suddivisi per tema, sono tre: rischio sismico, rischio idrogeologico e completamento dei Piani Comunali di Protezione Civile. Quest’ultimo tavolo si rende necessario visto il grave ritardo del nostro territorio, in cui soltanto il cinquanta per cento circa dei comuni ha un piano approvato e solo pochi in linea con le attualizzazioni del 2014.