La Procura federale ha chiuso le indagini sul caso della presunta tentata combine con l'Avellino del 2013. Le conversazioni dell'ex presidente Cosentino al centro dell'inchiesta

di MIMMO FAMULARO

Sono una trentina le pagine estratte dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palmi nell'ambito dell'inchiesta Monay Gate finite sul tavolo della Procura federale e che adesso rischiano di costare la retrocessione al Catanzaro.  Costituiscono la parte delle accuse con le quali la magistratura ordinaria contesta all'ex presidente del Catanzaro Giuseppe Cosentino il reato di frode sportiva. Un capo di imputazione secondario rispetto alla presunta serie di frodi fiscali che caratterizzano l'indagine condotta dalla Guardia di finanza sotto il coordinamento della Procura di Palmi.

Catanzaro-Avellino-0-1Presunto illecito sportivo. Gli atti dell'inchiesta relativi alla frode sportiva sono state trasmesse alla Procura federale già nel luglio scorso e prefigurano il deferimento per illecito sportivo con responsabilità diretta visto il coinvolgimento dell'ex patron giallorosso. Tra un'intercettazione ed un'altra, sia gli investigatori della Finanza che gli 007 della Figc ipotizzano una tentata combine di una partita. Si tratta di Catanzaro-Avellino, giocata il 5 maggio del 2013 nella penultima giornata del campionato di Lega Pro-Prima divisione e terminata con la vittoria degli irpini con il risultato di una rete a zero. Completata l'istruttoria con una serie di audizioni nel corso delle quali sono state sentiti i protagonisti di questa vicenda e le persone informate sui fatti, la Procura federale ha provveduto a notificare ad entrambe le società l'avviso di conclusioni indagini. Avellino e Catanzaro rischiano adesso il deferimento per illecito sportivo e il coinvolgimento dei massimi dirigenti dei due sodalizi all'epoca dei fatti contestati lascia pochi dubbi sulla responsabilità diretta.

Le intercettazioni. Secondo quanto annotano gli investigatori, da varie telefonate e da conversazioni ambientali intercettate, Catanzaro-Avellino del 5 maggio 2013 sarebbe dovuta terminare con un risultato di parità. “In realtà – sostengono gli 007 della Procura – è accaduto che l'Avellino, a dispetto delle “intese” intercorse, ha sconfitto la squadra del Catanzaro, maturando così con una giornata d'anticipo, la promozione in Serie B. Il Catanzaro, tuttavia, ha avuto la certezza di non disputare i playout per contingenti risultati negativi della altre squadre concorrenti”. Di questa partita si parla in una conversazione ambientale avvenuta nell'ufficio di Cosentino il 15 maggio 2013, dieci giorni dopo il match incriminato. L'ex presidente giallorosso ne discute con altri due soggetti non identificati, uno dei quali chiede espressamente cosa è successo nell'ultima partita in casa. La risposta di Cosentino viene captata dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria e riportata integralmente nell'ordinanza: “Figli di pu...na, sono venuti loro a trovarmi a me, tutti e due i presidenti che noi siamo amici, sono due presidenti là... eee... presidente allora a noi un punto ci serve, facciamo pari?”. Lo stesso Cosentino ribadisce che, indipendentemente dai risultati delle altre squadre, "l'accordo - si legge nell'ordinanza - avrebbe dovuto essere rispettato sostenendo, inoltre che i giocatori della propria squadra fossero a conoscenza delle intese".

Il disappunto di Cosentino. Come dire: c'era un accordo, ma non è stato rispettato e ciò avrebbe suscitato l'irritazione di Cosentino, già nell'immediato dopo partita. Le intercettazioni fanno emergere tutto il disappunto del presidente che, in particolare, in una telefonata con la moglie afferma: uh, ma la parola è parola – dice parlando con la moglie – non è che siamo salvi... sono stati loro a venire a rompermi le scatole a me...”. La consorte individua nel risultato favorevole del Perugia – il club che in quella stagione contendeva la promozione ai campani – la causa del comportamento ritenuto “scorretto” dell'Avellino: “... sicuro, sicuro – risponde la signora Franca Muscatelli al marito Giuseppe Cosentino – ma loro Pino quando hanno visto chee laa... il Perugia vinceva tre a zero”. Di contro l'ex presidente del Catanzaro aggiunge: “Si ma tu lo sai... tu lo sai che Russotto... Russotto … noi due gol ci siamo mangiati all'inizio che non abbiamo fatto”. Cosentino si dice “incazzato come una belva” e a fine gara sente telefonicamente anche la figlia Ambra alla quale dice: “Poi ti spiego quando ci vediamo di persona che è successo. Per telefono non te lo posso dire, poi ti spiego che è successo”. Quanto accaduto è oggetto di discussione con Armando Ortoli, all'epoca direttore sportivo del Catanzaro. I due si sentono il giorno dopo al telefono e Ortoli prova a tranquillizzare il suo presidente: “Abbiamo realizzato il successo quindi dobbiamo essere felicissimi”. Cosentino appare ancora arrabbiato e afferma: “Loro si sono comportanti da merd... da merda però poi ne parliamo”.

Rischio retrocessione. La parte relativa alla frode sportiva dell'inchiesta Money Gate costituisce la principale fonte di prova. Nel caso in cui la Procura federale dovesse riuscire a dimostrare la tentata combine Catanzaro e Avellino rischierebbero la retrocessione all'ultimo posto in classifica, l'esclusione dal campionato e, nella migliore delle ipotesi, una forte penalizzazione. Anche se le accuse sono rivolte alla precedente gestione e risalgono addirittura al 2013, a pagare un conto salitissimo rischia di essere il Catanzaro nato dalle ceneri lasciate da Cosentino, quello di Floriano Noto, che con questa storia – è bene ribadirlo - proprio non centra nulla.  Questa, però, è la logica della giustizia sportiva.

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