Il processo “Erinni” cerca di appurare i fatti che hanno portato alla faida tra i clan Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta

E' iniziato in Corte d'appello a Reggio Calabria, il processo nato dall'inchiesta "Erinni", operazione della Dda reggina contro i clan di Oppido Mamertina. La Procura generale punta tutto sulla condanna di 5 imputati per i quattro omicidi rimasti senza colpevoli in primo grado e per questo ha chiesto la riapertura del dibattimento.

L'inchiesta Il processo “Erinni” cerca di appurare i fatti che hanno portato alla faida tra i clan Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta. Processo che in primo grado ha visto parzialmente ridimensionato la tesi sostenuta dalla procura antimafia. “Solo” 6 condanne e quattro assoluzioni, a fronte di una richiesta di 5 ergastoli e un centinaio di anni di carcere. Richieste di ergastolo formulate dal pm legate ai quattro omicidi compiuti durante la cosiddetta “seconda guerra di mafia” di Oppido Mamertina, ma respinti dalla Corte d’assise di Palmi.

L'imputato principale Simone Pepe, figliastro del primo morto ammazzato nello scontro tra clan Giuseppe Bonarrigo, è l’imputato su cui gira l’inchiesta della Dda. Intercettando Pepe, infatti, gli inquirenti pensavano di essere arrivati individuare movente, mandanti ed esecutori materiali dei quattro delitti. Il giovane, infatti, si attribuiva l’esecuzione di alcuni omicidi, tra i quali quelli di Francesco Raccosta e di suo cognato Carmine Putrino, scomparsi nel nulla durante la faida e, a detta di Pepe, sequestrati, pestati e gettati ancora vivi in pasto ai maiali.

Dichiarazioni senza riscontro I corpi dei due scomparsi non vennero mai rinvenuti e le dichiarazioni di Pepe non trovarono riscontro durante il dibattimento. Uno stato di fatto che ha portato la Corte d’assise di Palmi a non dare credito a Pepe e ad assolvere dall’accusa di omicidio i 5 imputati per i quali il pm aveva chiesto l’ergastolo.
Il massimo della pena era stato chiesto per il boss Rocco Mazzagatti, Domenico Scarfone, Pasquale Rustico, Giuseppe Ferraro e Simone Pepe, secondo l’accusa colpevoli degli omicidi andati in scena nel corso della faida del 2012.

Le condanne in primo grado La Corte, invece, ha condannato per associazione mafiosa a 20 anni e 4 mesi di reclusione Mazzagatti, 10 anni Domenico Scarfone, 13 anni e 4 mesi Pasquale Rustico, a 15 per Simone Pepe, 10 anni Leone Rustico 16 anni per Domenico Polimeni. Assolti, invece, Giuseppe Ferraro, Silvia Atteni (6 anni la richiesta), Valerio Pepe (19 anni e 8 mesi la richiesta), e Alessandro Rocco Ruffa (15 anni la richiesta). Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Veneto, D’Ascola, D’Acurto, Siclari, Infantino, Staiano, Contestabile, Monaco, Freno, Manna, Pignataro e Giunta, si è opposto alla richiesta del pg di risentire la Vittozzi. Per le difese, infatti, la sua testimonianza in primo grado non è stata fondamentale per il pronunciamento della sentenza. La Corte si è riservata di decidere nell’udienza del prossimo 13 febbraio.