Sanità nel Vibonese, l'allarme di un medico: "Una mangiatoia a spese dei malati"
E' un fiume in piena la dottoressa Clara Tassone, specializzanda in anestesia e rianimazione al Bambin Gesù di Roma, nel descrivere la situazione in cui versa la sanità in provincia di Vibo Valentia.
"La nostra comunità deve sapere che la sanità nel vibonese è diventata una mangiatoia e che a farne le spese sono gli ammalati e tutti i cittadini che hanno bisogno di cure, penalizzando soprattutto il territorio montano che è effettivamente quello più disagiato perché più trascurato sia dalla politica che dal management aziendale (forse perché c'è poca carne da spolpare). La sequela di episodi ne dà conferma:
1. Di guardie mediche a Serra San Bruno ne sono rimaste solo due;
2. I medici del 118 sono sempre di meno e quelli che rimangono fanno a gara per accaparrarsi euro 460 a turno in prestazioni aggiuntive (alla faccia dei disoccupati);
3. Vi è una vera e propria spoliazione degli specialisti ambulatoriali. Mentre l'Asp dispensa 300 ore in più Serra rimane senza gli specialisti di endocrinologia, dermatologia, psichiatria, geriatria;
4. La Medicina e la lungodegenza rimangono senza medici senza nemmeno rimpiazzare quelli andati via per mobilità quando invece per questo settore si annuncia l'aumento dei posti letto senza badare alla qualità delle cure che i pazienti ricoverati devono avere e alle consulenza specialistiche che mancano (radiologia, chirurgia, ecc...);
5. In tutto questo chiacchiericcio nessuno si accorge che l'ospedale di Serra è in evidente agonia perché non vi sono piani e documenti ufficiali da cui si evince che questo presidio gode degli stessi diritti degli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore quale ospedale di montagna".
"Alla fine-prosegue- dobbiamo amaramente constatare che le scelte politiche vanno nella direzione di un crescente e graduale, quasi impalpabile, abbandono di questa comunità e che i figli prediletti abitano in altre zone della Calabria, evidentemente più gradite a a Occhiuto e alla politica regionale. In questo quadro, come i fatti dimostrano, la sanità pubblica subisce i danni più corposi, contro chi ha bisogno di cure e deve andare lontano e a favore con ogni evidenza della sanità privata".
"Dinanzi a questa catastrofe-rimarca- stupisce il silenzio assordante delle istituzioni e dei loro rappresentanti. Ma cosa aspettano i sindaci a mobilitarsi e attivare gli strumenti di controllo e di programmazione? I consiglieri regionali di maggioranza (la cui sede per il “disbrigo di pratiche” è diventata la sanità e gli ospedali che non curano ma procurato interessi e consenso sotto ricatto) e di minoranza (che non interpretano i disagi delle comunità “tradite” ma che si limitano alle giaculatorie retoriche e che non spaventano nessuno). E il comitato “politico elettorale” che ruolo ha? Che obiettivi si pone? La sua attività è solo strumentale? E delle firme che dicono di avere raccolto a migliaia cosa hanno fatto? E il sindaco della comunità più numerosa dell'entroterra Serrese non ha più niente da dire? Che la smetta almeno di tessere le lodi dell'Asp di Vibo: ma anche qua sorge il dubbio! Un grande dubbio".
