#BIOGRAFIE | La storia di Giovanni Parisi, ultimo eroe romantico della boxe (FOTO)
Vibo Valentia in questi anni lo ha un po' dimenticato. A parte l'intitolazione del centro sportivo di viale della Pace, nessuna altra iniziativa è stata intrapresa
di MICHELE LA ROCCA
Sette anni, sette lunghi anni, tanto è trascorso da quel 25 marzo in cui Flash, tragicamente, se ne è andato. Non era un supereroe dei fumetti, ma la sua vita aveva il sapore di quelle strisce americane ed anche di quelle storie di china sudamericane degli anni ottanta. Giovanni Parisi, il ragazzo di Calabria, il piccolo terrone emigrato come tanti altri, aveva trovato nella boxe una ragione di riscatto ed una ragione di vita. Una volta il pugilato era la “noble art”, non lo sport che in tanti oggi quasi rinnegano. E il nostro Giovanni ne è stato uno degli ultimi grandi interpreti italiani.
Nato a Vibo Valentia in un freddo dicembre del 1967, a Vibo inzia la scuola, poi per una storia familiare controversa, è costretto a trasferirsi ben presto con la mamma Carmela e le sorelline in Lombardia, nella nebbia di Voghera nel lembo iniziale della pianura piadana.
Inizia a frequentare la parrocchia ed il locale oratorio, c'è chi dice che avesse i piedi buoni per il calcio e che avrebbe potuto diventare anche un buon centravanti, ma ben presto viene attratto dalla palestra, il pugilato! Il sudore, la fatica, la sofferenza, la dignità, la bellezza! E la sua vita diventa un ring.
Sudando e lottando arriva il giorno del trionfo e della consacrazione. Da atleta semi sconosciuto, il suo nome viene annunciato domenica 2 ottobre 1988 in un luogo magico: Seul. L’Olimpiade di Corea si chiude. È il giorno di Bordin nella maratona. Ma è anche il giorno delle finali di pugilato. Giovanni ha vent’anni. È l’ultimo arrivato. Solo l’infortunio di Cantarella gli ha aperto la strada dei Giochi. Alle 9 del mattino sale sul ring della finale dei pesi Piuma. La canottiera azzurra e il numero 0431 sulla schiena. Dopo 1 minuto e 41 secondi manda al tappetto il rumeno Daniel Dumitrescu. "Il pugno fatale non si vede: lo si intuisce, lo si suppone da certe movenze. Dev’essere potente, questo sì. E veloce, velocissimo, istantaneo. "Parte e arriva", scrive Roberto Torti nel libro “il Pugno Invisibile”. La gente, alla tv, vede solo un sinistro che parte, "più che un effetto speciale, è un gesto vagamente soprannaturale". Quel pugno magico dà l’oro olimpico a Parisi ed il soprannome “Flash”.
A Vibo Valentia, nel complesso ex Cgr, avviene il suo esordio tra i professionisti, nella categoria Leggeri, in diretta televisiva su RaiUno. E il 16 febbraio 1989, oltre tremila persone affollano in padiglione di Portosalvo, davanti a lui c'è Kenny Brown. L'incontro dura appena tre round, un fulminante gancio sinistro manda al tappeto l'americano. Da quella sera Parisi non si ferma più, a parte la sfortunata parentesi a stelle e strisce e la sfortunata sfida a Chavez. Vince e convince, Parisi è l'ultimo vero eroe romantico del pugilato italiano, legge Che Guevara e dedica tutte le vittorie alla mamma Carmela. Sposa Silvia Hrubinova, una splendida modella slovacca che gli da tre figli: Giovanni Carlos, Angel Sofia e Isabel Carmela. Dodici volte sale sul ring per il titolo mondiale. Diventa per la prima volta campione mondiale dei leggeri battendo Altamirano a Voghera il 25 settembre 1992. Titolo difeso vittoriosamente due volte. Rinuncia alla corona iridata per passare ai superleggeri e tentare l'avventura americana. L'8 aprile 1995 sfida Chavez a Las Vegas per la corona Wbc, ma perde ai punti.
Parisi rientra in Italia e nel 1996 conquistala corona mondiale Wbo battendo Sammy Fuentes al Palalido di Milano. La manterrà per due anni e cinque difese. Nel 1997 torna a combattere nella sua città natale, in un match dalla vigilia travagliata. Prima la “querelle” con mons. Onofrio Brindisi che si oppone all'allestimento del ring in piazza San Leoluca (“è un'offesa alla cristianità”), poi per una bomba, per fortuna senza conseguenze, nella sala congressi del 501 Hotel, diventato in quei giorni il suo quartier generale.
«Un'offesa alla cristianità? Spero di far cambiare idea a monsignore – dice Parisi - Peccato, perchè Vibo Valentia è la mia città natale, e avevamo pensato di valorizzarla facendo ammirare in televisione le sue bellezze artistiche».
Il combattimento con il britannico Nigel Wenton, in programma sabato 4 ottobre, viene spostato in località Ottocanali, dove viene allestito un Palatenda a spese della Provincia di Vibo Valentia. Naturalmente Flash non delude le aspettative e davanti ad un pubblico in visibilio supera agevolmente per ko all'ottavo round anche questo ostacolo. Serie che si interrompe nel 1998 con la sconfitta con Carlos “Bolillo” Gonzales a Pesaro nel 1998.
Due anni più tardi tenta la conquista della corona mondiale nei welter ma perde contro il detentore, il portoricano Daniel Santos. Chiude la carriera nell'ottobre 2006 dopo una dura sconfitta ai punti inflittagli dal francese Frederic Klose. La sera del 25 marzo 2009, sono le 20.30, Parisi guida la sua Bmw a tre chilometri da casa sua a Voghera. Tranquillo. La guardia abbassata. Affronta una curva percorsa mille volte, quando è colpito da una sciabolata abbagliante. Due fari. La traiettoria si allarga. L’urto contro un furgone bianco. Un colpo fatale. Fulminante. In linea col nome d’arte folgorante, che a Parisi era stato dato: “Flash”. Gli eroi finiscono quasi sempre così.
Vibo Valentia in questi anni lo ha un po' dimenticato. A parte l'intitolazione del centro sportivo di viale della Pace, nessuna altra iniziativa è stata intrapresa per ricordare l'unica medaglia d'oro calabrese delle Olimpiadi moderne. A Giovanni Parisi si poteva e doveva intestare una via o una piazza e dedicare un monumento, come avviene a Voghera. Per ricordarlo l'Associazione ViboInsieme, il comitato provinciale Asi e il Comitato delle Due Sicilie della Calabria ha organizzato una Santa Messa in suffragio del campione vibonese per giorno 31 marzo 2016 alle ore 19 nel duomo di San Leoluca e Santa Maria Maggiore.
Far rimanere vivo il ricordo di Parisi è importante, perché è un modo per dare immortalità alla sua anima, tramandare le sue gesta e regalare un sogno ai ragazzi e un messaggio: non arrendersi mai.
