«Quando il vino è spillato, bisogna berlo». Ovvero, come nasce una rivoluzione. Per capirlo bisogna spostarsi.  Oltralpe, perché sono i francesi i veri maestri: loro sì che sanno come si organizza una rivoluzione. Ripensiamo e, per capire meglio, teniamo presente una data, il 9 novembre 1799, ovvero il 18 brumaio anno VII della Rivoluzione francese. Quel giorno scatta nella Francia post- monarchica un colpo di stato, il “colpo di stato dei Consoli”, sarebbe meglio dire del “Console”, perché il vero protagonista è uno solo, Napoleone Bonaparte che guida il gruppo che pone fine al Direttorio ed alla Rivoluzione stessa, dando inizio al Consolato guidato dalle personalità di Bonaparte, Sieyès e Ducos.

Quella del Console Bonaparte fu una mossa netta e decisa sancita dalla storica frase: «Le vin est tiré, il faut le boire», appunto «Quando il vino è spillato, bisogna berlo». Fu una mossa repentina, in grado di sovvertire l’ordine politico portato avanti fino a quel momento. Abolito il Direttorio, si formò una commissione per la revisione della Costituzione; una commissione "consolare esecutiva", composta da Sieyès, Ducos e Bonaparte; i tre Consoli prestarono giuramento di fedeltà «alla sovranità del popolo, alla Repubblica una e indivisibile, alla libertà, all'uguaglianza e al sistema rappresentativo». La nazione accettò queste promesse, solenni quanto effimere. Il Console Bonaparte dichiarò: «Cittadini, la Rivoluzione ha fissato i principi che le hanno dato origine, essa è finita». Il Consolato era nato: un regime autoritario diretto da tre consoli, di cui sol il Primo deteneva realmente il potere; la Francia entrava in una nuova fase della sua storia. Il Primo Console presto sarebbe diventato monarca, addirittura imperatore, con tutto ciò che la storia ricorda nei suoi più complessi e drammatici sviluppi. Ma questa è la “rivoluzione alla francese”… le imitazioni italiane sono cosa diversa. L’unica degna di nota, come si ricorderà, è stata quella di Masaniello: durò circa un mese e per tutti ancora oggi la si ricorda come una parodia piuttosto che una vera rivoluzione. Sapranno i nostri politici trarre insegnamento dalla storia? Noi non siamo francesi… siamo italiani e meridionali pure!