Polemiche per i portantini delle statue a Soriano, la replica dei legali
In merito alle polemiche per i portantini delle statue a Soriano, nel Vibonese, durante i riti di venerdì e domenica di Pasqua (ne abbiamo parlato QUI), pubblichiamo le precisazioni dei legali dei soggetti chiamati in causa:
"Mio Tramite il signor Michele Idà esplica l’esercizio del diritto di rettifica - scrive l'avvocato Vincenzo Galeota - giacchè al netto del legame parentale, che ai fini di una corretta informazione giornalistica non vale ad attribuire etichette di mafiosità o di contiguità con ambienti della criminalità organizzata, ad oggi non ricorrono risultanze processuali certe e descrittive dell’allusione giornalistica. Sia chiaro che non si tratta della pruriginosa ostentazione dell’assenza di condanne definitive, quanto dell’affermazione del principio di non colpevolezza, riconosciuto in Costituzione, secondo il quale non è dato alludere alla colpevolezza soggettiva prima ed a prescindere da un definitivo accertamento giudiziario. L’assistito, soggetto incensurato e dedito ad onesta attività lavorativa, non merita alcuna attenzione o allusione e neppure l’avviso di garanzia per l’omicidio Lazzaro, reato per il quale il pm di Catanzaro non ha avanzato alcuna richiesta cautelare, concluso le indagini o esercitato l’azione penale - a dimostrazione della modesta conducenza degli esiti investigativi – può valere ad alimentare il discredito sociale prodotto dagli articoli in questione. Il signor Idà ha ragioni intime ed insindacabili che lo spingono alla professione del culto religioso per l’esercizio del quale non può incontrare limitazioni o affrontare un ingiustificato discredito. Vogliate rettificare il vostro scritto precisando la provvisorietà dell’incolpazione, la condizione di incensuratezza, con adeguato risalto al diritto di professare il culto religioso, anch’esso espressione di un diritto inviolabile di rango costituzionale".
"Le testate giornalistiche locali - scrive poi l'avvocato Sandro D'Agostino - tambureggiano la notizia che a Soriano la processione abbia visto come portantini della statua della Madonna soggetti ritenuti (dalla stampa locale) controindicati. Avvertono il lettore che nessuno dovrà chiamare in causa il garantismo perchè poco importa se, alcuni di loro - come il mio assistito Domenico Zannino - non sono mai stati condannati per reati di mafia. A loro parere è sufficiente l’inopportunità di affidare tale ruolo a un soggetto che risulta indagato per omicidio di 'ndrangheta. La circostanza che Domenico Zannino sia indagato per omicidio è vera. Ma sappiamo solo questo, avendo ricevuto un avviso per il compimento di accertamenti tecnici non ripetibili. Allo stato, quindi, non si conosce se la Procura eserciterà o meno l’azione penale. È, invece, certo che un Tribunale della Repubblica, ossia quello delle misure di prevenzione di Catanzaro, ha stabilito che Domenico Zannino non sia un soggetto pericoloso, quindi che possa partecipare a riunioni pubbliche, quali una processione. Ebbene sì, lo Stato stabilisce se è possibile partecipare o meno a una riunione pubblica, escludendo da questa facoltà i soggetti ritenuti pericolosi. Zannino, peraltro, indipendentemente da ogni considerazione terrena, non rinuncia alla sua fede; lui credente invoca la Madonna e la ringrazia perchè ritiene che l’intervento divino abbia salvato la vita alla sorella della moglie, ammalata di un male gravissimo che aveva già stroncato la vita, a soli 45 anni, della di lui suocera. Fin quando non vi sarà una sentenza di un Tribunale, fin quando saremo una Repubblica democratica e non giudiziaria, Domenico Zannino - con buona pace degli indignati permanenti - parteciperà alle cerimonie religiose, nel rispetto delle regole civili e sociali".
