Sanità: sceglie di operarsi in Calabria e ne racconta le eccellenze
"Andare al nord per lasciarsi curare dai soliti paesani, che ti avrebbero liberato, con mani meridionali, da quel male che ti aveva fatto tanta paura, non conviene più da quando vieni a sapere che il compaesano che opera nelle più prestigiose cattedrali della chirurgia mondiale ha deciso di farti risparmiare un viaggio, che potrai eventualmente fare da turista, senza il disagio di lunghe liste di attesa". Inizia così Antonino Fontana, di Reggio Calabria, a raccontare la sua esperienza di buona sanità presso l'ospedale Annunziata di Cosenza.
"Pronto per partire per l'ospedale Mauriziano di Torino-spiega Fontana-, mi accorgo che Cosenza è più vicina e mi dà l'opportunità di poter contribuire al successo di un'idea che merita il massimo sostegno. L'incontro con il professor Bruno Nardo, in servizio fino a qualche anno fa al Sant'Orsola di Bologna, e ora direttore della Chirurgia Generale Falcone dell'Annunziata, si è svolto a Cosenza, verificando la fondatezza delle mie aspettative: quella di poter essere operato da mani sicure e da menti dotate di visione prospettica e sinergica, tali da poter assicurare il massimo di prevedibilità col minimo rischio chirurgico, che sarebbe stato ridotto a zero, dopo verifica della fattibilità al tavolo anatomico tridimensionale. Il professore accolse il caso come una sfida a sè stesso, per poter sperimentare ancora il superamento dei suoi stessi limiti. Il mio intervento sarebbe stato simulato e pianificato al tavolo anatomico, con ricostruzione tridimensionale disponibile all'Università della Calabria, dove si è avuto conferma che l'asportazione della massa tumorale poteva essere effettuata".
"Avendo 75 anni ed un cuore non perfetto, ma sicuro-come verrà verificato dalle poderose macchine e dal mestiere di un eccezionale cardiologo, il dottor Francesco Greco, dopo avere esplorato le mie coronarie-, concede semaforo verde con espressione di completa tranquillità, che contagia tutti gli altri operatori sanitari. Mancava solo l'essenziale opera dell'anestesista, il dottor Demetrio Bonofiglio, che rivelerà eccezionali doti di partecipazione non solo scientifica ma anche umana: rallegrandosi successivamente con sè stesso e con gli altri della buona riuscita complessiva dell'intervento, che ha visto anche lui, misurarsi con un caso insolito, la cui sfida non può non essere accettata. Egli si terrà informato fino a notte tarda delle mie condizioni, ricavandone gioia immensa e piacere, per il buon esito di un intervento assai impegnativo. Un intervento per me irrinunciabile, ma che agli autori dell'operazione non poteva apparire, neanche minimamente, di incerta possibilità di riuscita. Dopo alcune ore avrei riaperto gli occhi e le orecchie nuovamente nel mio letto di reparto, e non come avrei potuto temere, in un letto di terapia intensiva. Ho avvertito un'assenza: mi mancava quel peso sullo stomaco e non sapevo decidere come godere di una liberazione che giorno dopo giorno sarebbe diventata voglia di vivere, come non provavo più da chissa' quanto tempo, da quando mi abitava quel male oscuro sconfitto all'Annunziata di Cosenza da una banda di pericolosi chirurghi, capaci di osare le imprese più rischiose, sicuri di vincere. Non credo potesse accadere la stessa situazione se mi fossi fatto operare lontano dalla mia terra".
