Covid scuola, Costa: “In classe vaccinati, dad per gli altri”

Il sottosegretario alla Salute: “Necessarie nuove regole. Tamponi riservarli a asintomatici”. Il bollettino? “Destinato a cambiare. Non dobbiamo sottovalutare che 27 mln di italiani hanno ricevuto terza dose”

In un momento in cui il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, sottolinea che sembra essere stato raggiunto il picco della pandemia da Covid – “si vedono segnali importanti di rallentamento dell’epidemia” -, Andrea Costa si dice favorevole a “tenere in classe tutti coloro che si sono vaccinati”, mentre “va bene la didattica a distanza per coloro che volontariamente hanno deciso di non sottoporsi alla vaccinazione”. Le somministrazioni anti-Covid, infatti, ha sottolineato il sottosegretario alla Salute, anche nella fascia di età tra 5 e 11 anni stanno “andando bene: siamo arrivati al 25% dei vaccinati”. E, quindi, “credo che la scuola in presenza debba essere una garanzia a prescindere”.

A proposito di quarantene per i più piccoli “credo – ha proseguito – che, quelle adottate, siano regole di garanzia” e sul fatto che siano più strette rispetto a scuole medie e superiori, è perché “non possiamo non tenere conto che è una vaccinazione partita molto dopo le altre, il 15 dicembre, perché prima non avevamo il vaccino disponibile”.

Non solo nel mondo dell’istruzione ma in generale, secondo Costa, lo scenario rispetto a mesi fa è cambiato. Ancora “non è facile fare previsioni e a così lunga scadenza”, anche vista “la nascita di nuove varianti”, ma, ha insistito il sottosegretario alla Salute, “trovo opportuno e utile oggi avviare un confronto con le regioni per condividere insieme regole nuove”, sottolineando che siamo “all’inizio di un percorso” che va nella direzione di alleggerimento delle misure. “L’aspetto fondamentale – ha precisato – credo sia continuare a ricercare costantemente la condivisione con le regioni. Fughe in avanti da parte di territori non credo siano utili, possano in qualche modo alimentare la confusione nei cittadini”.

In questo quadro, quindi, “i tamponi cerchiamo di riservarli per chi è sintomatico mentre chi è asintomatico credo che dobbiamo in qualche modo esentarlo”. “Se l’obiettivo – ha proseguito – è quello di arrivare a una convivenza con il virus e quindi ha una fase endemica, dobbiamo andare in questa direzione, cercando di condividere già oggi le regole da applicare da qui alle prossime settimane”. D’altronde, “non possiamo non considerare che i nostri concittadini per il 90% si sono vaccinati: è una questione anche di credibilità nei confronti di tutte le scelte che abbiamo fatto fino ad oggi”.

E sul bollettino dei casi, infine, che continua a far discutere, ”credo che nelle prossime settimane è destinato a cambiare. Profondo rispetto per il Cts, è stato il nostro faro in questi mesi difficili, ma credo che per quanto riguarda la comunicazione e, quindi il bollettino, siamo di fronte ad una scelta politica più che scientifica”. ”Dobbiamo tenere conto di uno scenario cambiato – ha concluso Costa -, non dobbiamo sottovalutare che 27 mln di italiani hanno ricevuto la terza dose. Credo che modificare la comunicazione possa essere utile per stimolare coloro che non si sono ancora vaccinati”.