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Cronaca

Rinascita, la lettera di Pittelli alla Carfagna: “Accuse folli della Procura di Gratteri”

La missiva al ministro che ha riportato l’ex parlamentare in carcere: “Le tue telefonate come ben sai sono tutelate anche se… talvolta qualcuno se ne dimentica di proposito”

GIAN CARLO GIANCARLO PITTELLI

“Cara Mara, non potrei avere rapporti di corrispondenza con nessuno ma ti prego di credere che sono ormai disperato. Sono detenuto in ragione di accuse folli formulate dalla Procura di Gratteri“. Inizia così la lettera – datata 8 ottobre 2021 – che l’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, imputato nel maxi processo contro la ‘ndrangheta vibonese Rinascita Scott, ha scritto al ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna e per la quale, dai domiciliari, è tornato nuovamente in carcere.

Pittelli in un primo momento illustra all’ex compagna di partito – quando era ancora dentro Forza Italia prima del passaggio in Fratelli d’Italia – le ragioni su cui si basa l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa che, a suo avviso, sarebbe inconsistente. “Ti chiedo di non abbandonarmi – scrive poi Pittelli – perchè sono un innocente finito nelle grinfie di folli per ragioni che ti rivelerò alla prima occasione. Aiutami in qualunque modo. Io vivo da due anni in stato di detenzione, finito professionalmente, umanamente e finanziariamente. Tutto ciò non è giusto“.

L’ex parlamentare avverte inoltre che “stiamo preparando una nuova istanza nel merito e un’interrogazione parlamentare che Vittorio Sbarbi (si tratta di un errore, il riferimento è a Sgarbi, ndr) proporrà quale primo firmatario”. Sottolineando poi che “Piero Sansonetti, che non mi ha mai abbandonato, conosce tutti gli atti e i particolari dell’inchiesta a mio carico”.

“A tutto questo aggiungi – prosegue la lettera – che non sono mai stato interrogato dai magistrati del pm, nè dal Gip dopo essermi avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia. Non avevo avuto il tempo di leggere le 30mila pagine di ordinanza e richiesta. Grazie per quanto potrai fare“. Nelle battute finali Pittelli lascia il recapito della moglie e sottolinea: “Le tue telefonate come ben sai sono tutelate anche se… talvolta qualcuno se ne dimentica di proposito. Un abbraccio“.

La lettera (come abbiamo raccontato QUI) una volta arrivata al ministro Carfagna è stata inviata dalla sua segreteria all’ispettorato di Palazzo Chigi, il quale l’ha poi trasmessa alla Squadra mobile di Catanzaro da dove, inevitabilmente, è arrivata alla Procura di Catanzaro e sul tavolo di Nicola Gratteri.

Secondo i giudici del Tribunale di Vibo, che hanno deciso l’aggravamento della misura cautelare e il ritorno in carcere di Pittelli, “si evince in primo luogo che ha consapevolmente trasgredito alle prescrizioni impostegli con il provvedimento di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nella parte in cui fa divieto di colloquiare o comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano”. Ma non solo: “Emerge la volontà di reiterare la violazione, laddove invita a contattarlo su un’utenza telefonica indicata come in uso alla coniuge“. Infine, “manifesta la volontà di instaurare contatti con la precipua finalità di incidere sul regolare svolgimento del processo in cui è ancora in corso la complessa istruttoria dibattimentale”. Tutti elementi che “rendono evidente un serio aggravamento delle esigenze cautelari” e dimostrano “l’inadeguatezza degli arresti domiciliari“.

Rinascita, Pittelli scrive al ministro dai domiciliari e ritorna in cella

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