"Le immagini sono eloquenti di quello che è successo: ferma restando la presunzione di innocenza, si vede che la donna viene picchiata, privata dell'auto e lasciata sul posto in condizioni davvero preoccupanti, tanto è vero che in ospedale non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi, tanto il volto era tumefatto, per riconoscere fotograficamente chi poteva essere stato". Commenta così il procuratore di Vibo, Camillo Falvo, le riprese (le abbiamo pubblicate QUI) della brutale aggressione avvenuta lo scorso 26 settembre presso un distributore di benzina di Filandari, nel Vibonese, ai danni di una giovane infermiera 29enne. Si tratta di un fatto che "non c'entra nulla con la criminalità organizzata" ma che matura "nell'ambito di un rapporto personale che poi dimostreremo nel corso del giudizio".


"Lo Stato c'è, siamo intervenuti tempestivamente".

Per l'aggressione sono stati arrestati questa mattina due cugini di Zungri, un 19enne e un 25enne. "La ragione per la quale ho deciso di dare diffusione di quanto accaduto - spiega il procuratore di Vibo - è per marcare la recrudescenza di questo fenomeno. I carabinieri hanno effettuato nei giorni scorsi diversi arresti a seguito di donne che hanno denunciato soprusi, violenze, incendi di autoÈ importante però lanciare un segnale: bisogna spingere a denunciare e a fidarsi dello Stato, soprattutto in un territorio come il nostro in cui c'è questa difficoltà a denunciare, in cui le querele, anche in questo caso, purtroppo spesso vengono ritirate dalle donne che subiscono violenze". "Lo Stato c'è - ci tiene a ricordare Falvo - e noi interveniamo tempestivamente. È importante che la gente sappia che queste dinamiche vengono immediatamente perseguite".


L'alfabetizzazione del rispetto delle donne e la sicurezza del territorio.

Quello che bisogna però realizzare "rispetto a un fenomeno così odioso", dunque, è "l'alfabetizzazione del rispetto delle donne che va fatta nelle scuole, nelle famiglie". E sulla sicurezza del territorio: "È un problema che avevo sollevato dopo il tentato omicidio nella movida di Vibo. C'è stato un Comitato per l'Ordine e la Sicurezza pubblica: già devo dire che le forze dell'ordine presidiavano il territorio, adesso hanno deciso con il prefetto di rafforzare questa presenza. È chiaro però che non possiamo militalizzarlo. Questo è un episodio occasionale - conclude Falvo - e la gente non deve avere paura, anche a fare benzina di notte. Le forze dell'ordine stanno presidiando bene il territorio, su questo non ho dubbi".


Ancora omertà nel Vibonese.

"Noi facciamo dell'immediatezza l'arma vincente contro questi fenomeni" ha poi evidenziato il capitano Alessandro Bui. "La collaborazione della vittima è stata fondamentale per arrivare ai presunti autori del reato - prosegue - e soprattutto l'empatia che si è creata con il tenente comandante del Norm, infatti, ha garantito un effetto immediato nella risoluzione del caso". Se però da una parte "abbiamo finalmente avuto dei testimoni che hanno collaborato", dall'altra "dobbiamo però sottolineare che abbiamo avuto anche persone che hanno assistito alla vicenda e quando si sono resi conto che c'era un'aggressione in corso sono andati via". Ancora una volta, quindi, un grave fatto di violenza viene ulteriormente sporcato dall'omertà di alcuni cittadini vibonesi.


"Denunciate, siamo qui per ascoltarvi".

È stata quindi l'empatia e la professionalità del tenente Veronica Pastori, comandante del Norm di Vibo Valentia, ad aiutare nella risoluzione del caso. La stessa Pastori, però, lancia un appello a denunciare indipendentemente dal fatto che ci si trovi davanti un agente uomo o donna: "Qualunque operatore dei carabinieri - che sia un uomo o una donna - è vicino a chi subisce questo tipo di maltrattamenti. Quello che è importante è che una vittima, come in questo caso a cui era rimasta solo la voce perchè non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi - afferma il tenente del Norm - abbia comunque il coraggio di continuare questa battaglia. È un grido a tutte quelle donne che subiscono quotidianamente questo tipo di violenze: si possono rivolgere alle forze dell'ordine, siamo qui per ascoltare questo tipo di denunce e i vostri appelli".

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