Magistrato, notaio, avvocato: le principali professioni (e gli sbocchi) di chi studia diritto

Acquisire il titolo di dottore in giurisprudenza è per molti sinonimo di una carriera nell’avvocatura, nel notariato o nella magistratura, come se un laurea ampia e poliedrica come quella in giurisprudenza possa essere forzatamente ridotta a queste poche professioni. Sebbene siano le principali e le più ambite per effetto del prestigio professionale e sociale che questi ruoli danno, è anche vero che oggi la tradizione professionale stia vivendo una profonda modifica a seguito delle numerose innovazioni ed evoluzioni che la società sta subendo e di conseguenza anche il mondo del lavoro. Non sorprende allora scoprire che questo titolo di laurea abbia, rispetto al passato, ampliato la propria dimensione lavorativa futura.

Dall’emanazione della Direttiva infosoc sul diritto d’autore e sulla società informatizzata, negli ultimi venti anni gli sbocchi lavorativi che questa laurea garantisce sono cresciuti esponenzialmente grazie: alla digitalizzazione della professione in primis; e in secundis alla nascita di nuove figure professionali altamente specializzate in settori del diritto che poggiano sul binomio diritto-tecnologia. Si tratta di nuove figure professionali per le quali è richiesto non solo la conoscenza profonda dell’inglese, ma in alcuni casi anche di una ulteriore lingua straniera. Senza queste competenze riuscire a essere selezionato da i recruiters diventa quasi impossibile in quanto il laureato in giurisprudenza dovrà costantemente mettersi in gioco con colleghi spesso altamente qualificati.

Tra i numerosi sbocchi professionali uno dei settori che ha visto emergere nuove figure professionali negli ultimi tre anni è quello della privacy, pensiamo al Data Protection Officer (DPO). La protezione dei dati oltre ad essere un diritto fondamentale è un tema centrale di cui si devono occupare in maniera approfondita tutte le aziende che raccolgono informazioni degli utenti, anche solo a scopo di marketing. Non mancano poi offerte di lavoro per i laureati in giurisprudenza nell’ambito delle risorse umane, in ambito manageriale, come giurista d’impresa, da non dimenticare la possibilità di poter intraprendere la carriera diplomatica o nell’ambito della dirigenza nella Pubblica amministrazione. Insomma gli sbocchi occupazionali sono sempre più numerosi e il timore di un corso di laurea poco spendibile viene pian piano superato.

Naturalmente la formazione accademica più avvenire nelle modalità più diverse, sia frequentando un ateneo tradizionali con lezioni in presenza, sia una delle università telematiche accreditate dal Miur, come Unicusano, che danno la possibilità di seguire i corsi sia a distanza attraverso piattaforme e-learning. Guardando invece alle caratteristiche di una laurea in giurisprudenza, bisogna prima di tutto superare l’arcaica associazione giurisprudenza-studio mnemonico. Niente di più falso, anzi, un ottimo curriculum dello studente è quello di colui che sappia applicare ai singoli esami uno studio basato su una forma di pensiero divergente ovvero deduttivo, come quello proprio dei giudici che dal caso generale applicano il caso particolare.

Fondamentale è la passione per le materie giuridiche, studiare diritto richiede, infatti, molta pazienza e resilienza. La mole di studio da affrontare, poi, è spesso consistente. Parliamo di centinaia, e a volte migliaia, di pagine che richiedono un alto tecnicismo, non sempre facilmente argomentabili se non si posseggono le giuste conoscenze di base acquisite con i primissimi esami.

In conclusione, che si voglia intraprendere una delle principali professioni accessibili con questo corso di studi, o si voglia esplorare le opportunità lavorative emerse dopo l’avvento della società digitalizzata, non solo è importante conseguire il titolo di laurea, ma oggi è fondamentale avere un’ottima conoscenza di almeno una lingua straniera.