Aveva quattordici anni nel 1992 quando le stragi di Capaci e di via D’Amelio sconvolsero l’Italia intera, e "dentro di me in quel momento è scattata una profonda ammirazione per il loro impegno di giustizia e la passione per questo lavoro. Non erano magistrati che pensavano alla loro fama, ma erano veri e propri esempi da seguire, e io volevo seguirli". Così in un’intervista pubblicata sul settimanale "Sette" Annamaria Frustaci, 43 anni, uno dei più battaglieri e grintosi pm della Dda di Catanzaro ora impegnata anche lei nel maxi processo Rinascita Scott. Da dieci anni al fianco di Nicola Gratteri, da due vive sotto scorta.

La vera scelta di diventare magistrato, racconta sul settimanale del Corriere della Sera, è avvenuta però "grazie a Gherardo Colombo che venne in visita al liceo classico Galluppi di Catanzaro, per presentare un suo libro sulla legalità".  Era l’uomo di "Mani Pulite", e da quell'incontro "ho capito di voler studiare legge e mi ha cambiato la mia vita". Dopo il diploma si è trasferita a Pisa per studiare alla facoltà di Giurisprudenza - fuori regione perchè "solo quando vedi oltre il tuo naso puoi ritornare e capire ciò che non va, per poter cambiare le cose" - grazie alle borse di studio. Laureata con il massimo dei voti, terza più giovane laureata del suo corso, per permettersi il concorso in magistratura ha iniziato a lavorare in una gelateria e al centralino di un albergo. Poi il ritorno in Calabria: "Sono tornata per battere i clan, una scelta difficile ma sentivo un senso di responsabilità verso la mia terra".

Non si è mai pentita di essere tornata, spiega, perchè "chi è calabrese sente questo senso di responsabilità per la propria terra ed è difficile per molti comprenderlo pienamente". Una scelta però non senza ripercussioni: "So che il mio lavoro comporta dei rischi per tutti coloro che mi stanno accanto – confessa Frustaci - ma faccio esattamente quello che ho scelto di fare". In ogni caso, anche se non lo dice espressamente, sembra essere ottimista: "Rispetto alla 'ndrangheta a volte i calabresi sembrano distaccati, ma quando si tratta di diritto al lavoro, alla salute, sono coinvolti. Se tocchi questi ambiti - conclude - la mafia la sconfiggi".