Rinascita, Dda: “Pentito minacciato per non testimoniare”

Nel corso del maxi processo il pm Annamaria Frustaci ha parlato di alcuni messaggi che sarebbero stati recapitati alla suocera del collaboratore, che vive a Nicotera

Un pentito sarebbe stato minacciato per non testimoniare nel maxi processo Rinascita Scott. Si tratta di Salvatore Schiavone, 45 anni di Nicotera, che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2019. È uno dei pentiti che la Dda di Catanzaro aveva convocato come testimone nel procedimento Rinascita Scott ma che a sorpresa – lo scorso 3 febbraio – aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere (ne abbiamo parlato QUI).

Qualche giorno fa, nel corso di un’udienza del maxi processo, il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci ha reso noto che il silenzio di Schiavone era stato causato da alcuni messaggi che sarebbero stati recapitati a sua suocera, che vive a Nicotera. Dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande del magistrato, ha informato il pm, il pentito ha inviato dei messaggi al suo avvocato affermando di avere avuto paura perché era stata mandata “un’imbasciata” alla suocera.

La Dda in udienza ha sollevato la questione di intralcio alla giustizia e ha chiesto l’acquisizione dei verbali a dibattimento o, in subordine, l’escussione del collaboratore Schiavone. In seguito a quanto reso noto dal pm Frustaci, l’imputato Giuseppe Navarra ha voluto rendere dichiarazioni spontanee affermando che la minaccia a Schiavone non sarebbe arrivata dai messaggi recapitati alla suocera ma dalle parole pronunciate in aula dal pm De Bernardo quando il pentito ha deciso di non rispondere alle domande. A queste affermazioni il pm Frustaci ha anticipato che il verbale di udienza verrà inviato alla Procura di Salerno, competente per ogni procedimento che riguardi i magistrati del Distretto di Catanzaro, per il reato di calunnia.