Coronavirus in Italia, meno nuovi positivi. Ma aumentano incidenza e terapie intensive

I dati a livello nazionale. Oltre 4mila i nuovi casi. Meno tamponi, ma aumenta il tasso di positività. Salgono ancora i ricoveri

Sono 4.257 i positivi ai test Covid individuati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Domenica erano stati 5.959 Sono invece 53 le vittime in un giorno, rispetto alle 37 di domenica.

Sono 109.803 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore.

Domenica erano stati 223.086. Il tasso di positività è del 3,88%, in aumento rispetto al 2,67% di domenica.

Sono 548 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, 23 in più rispetto a domenica nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri, sempre secondo i dati del ministero della Salute, sono 50. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 4.264, 131 in più rispetto a domenica.

Estate ok grazie ai vaccini. “La stagione turistica estiva l’abbiamo salvata grazie alla campagna vaccinale. La percentuale di ospedalizzazioni è molto inferiore rispetto allo stesso numero di casi delle ondate precedenti, è circa la metà” e “le differenze a livello regionale dipendono da percentuale di over 50 non vaccinati”. Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus. Rispetto ai numeri dell’epidemia, afferma: “dal punto di vista dei contagi nelle ultime 3 settimane abbiamo assistito ad una sostanziale stabilizzazione dei contagi. La percentuale di ospedalizzazioni è molto inferiore rispetto allo stesso numero di casi delle ondate precedenti, è circa la metà. Questo vuol dire che il vaccino funziona”. Le “differenze regionali importanti” che si osservano, aggiunge, “dipendono dalla copertura vaccinale e dalla percentuale di over 50 non vaccinati. La Sicilia ha la quota più alta di over 50 non vaccinati, mentre la Puglia la più bassa e la differenza si vede”.

Quello che preoccupa di più, in vista dei prossimi mesi, è “l’emergere di nuove varianti e anche il potenziale calo della copertura vaccinale. La protezione – spiega – rimane molto alta per ricoveri e decessi, mentre sul contagio stiamo iniziando a vedere un lieve calo della protezione”. Altra preoccupazione è quella legata “ai 3 milioni e mezzo di over 50 non ancora vaccinata: questo si può tradurre in un numero più alto di ospedalizzazioni che può determinare nuove chiusure, anche se è verosimile che non ci siano più chiusure come quelle viste in passato”. Per questo, conclude Cartabellotta, “è giusto ragionare sull’obbligo vaccinale”.



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