Riforma giustizia, Gratteri: “Rinascita Scott non si concluderebbe in tempo”

“Quindi lei sta dicendo che questa riforma è un favore alle mafie e alla borghesia mafiosa?”. “Sicuramente sì”, ha risposto il procuratore di Catanzaro

Mentre la discussione sulla riforma della giustizia è ancora calda, anche se il governo Draghi insiste nel non voler intaccare la sostanza della decisione presa dal Consiglio dei ministri, dopo l’audizione in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati il pm Nicola Gratteri è stato intervistato dal quotidiano Domani. Tra i numerosi spunti interessanti, il procuratore di Catanzaro ha anche risposto una domanda sul maxi processo alla ‘ndrangheta vibonese: “Rinascita Scott non si concluderà in appello negli anni previsti dalla nuova riforma. Se qualcuno dovesse chiedere la riapertura dell’istruttoria in appello – spiega Gratteri – come spesso accade per una nuova prova o nuovi elementi, il processo non si chiuderà più“. “Quindi lei sta dicendo – chiede allora il giornalista Nello Trocchia – che questa riforma è un favore alle mafie e alla borghesia mafiosa?“. “Sicuramente sì“, ha chiosato il pm.

Nicola Gratteri definisce la riforma Cartabia “la peggiore riforma che ho visto dal 1986 a oggi, farà sprofondare ancora di più la fiducia nella giustizia degli italiani” e “vanificherà il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine“. Oltre al fatto che, afferma, “Falcone e Borsellino si saranno girati tre volte nella tomba a sentire questo tipo di riforma”.

L’idea del Governo, ricordiamo, è una sorta di “prescrizione processuale” per cui i processi diventerebbero “improcedibili” se non si concludono entro 2 anni in appello e 1 anno in Cassazione. Termine aumentato leggermente per alcuni reati più gravi. L’idea di fondo è quella di superare il “grave problema” – come l’ha definito la ministra Cartabia – dell’eccessiva durata dei processi.