Rinascita, un altro pentito tira in ballo Pietro Giamborino: “Era uno ‘ndranghetista, uomo d’onore”

Bartolomeo Arena sull’ex consigliere regionale: “Stiamo parlando di una persona che era battezzata nella ‘ndrangheta, quindi non è che… 2+2 fa 4”

“Chi faceva parte di quell’articolazione criminale?”. “Tutta la famiglia Giamborino, i Lo Giudice…”. “Tutta la famiglia Giamborino ossia chi?”. “Anche Pietro Giamborino era affiliato alla consorteria di Piscopio”. “Chi è questo Pietro Giamborino a cui ha fatto riferimento?”. “È stato un politico molto influente negli anni 2000”. A parlare dell’ex consigliere regionale della Calabria come un vero e proprio affiliato (così come avevano già fatto l’ex killer dei Piscopisani Raffaele Moscato e anche il “super pentito” Andrea Mantella) è, nel corso del maxi processo Rinascita Scott, il pentito vibonese Bartolomeo Arena, 44enne collaboratore di giustizia da ottobre 2019. Nell’udienza di ieri, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso, Arena ha parlato anche di Pietro Giamborino definendolo un “uomo d’onore”. È importante precisare, però, oltre al fatto che si tratta di dichiarazioni di un pentito che dovranno trovare ulteriori riscontri per essere considerate veritiere, che l’ex politico è imputato nel maxi processo per concorso esterno e non, come potrebbe sembrare dalle parole dei collaboratori di giustizia, per associazione mafiosa.

“Trovò un posto di lavoro per mio zio…”.
“Come sa che Pietro Giamborino facesse parte di quella articolazione criminale?” chiede il pm Andrea Mancuso. “Me lo ha detto mio zio Domenico Camillò perché una volta siamo andati a trovarlo – spiega Bartolomeo Arena – per cercare di trovare una sistemazione per Michele Camillò, e mi ricordo che in quella fase Giamborino gli trovò un posto di lavoro presso una ditta che faceva le porte blindate a Vena di Ionadi. E in quell’occasione mio zio mi disse che Pietro Giamborino era ‘ndranghetista“. Suo zio, a sua volta, “l’ha saputo perchè lo conosceva direttamente, conosceva la sua famiglia”.

“Era un uomo d’onore”.
Ma se quindi – seguendo il discorso del pentito – Pietro Giamborino sarebbe stato battezzato nella ‘ndrangheta, che dote aveva? “Credo che fosse rimasto picciotto. Perchè – ha risposto Arena – aveva fatto parte della locale di Piscopio quella vecchia, parliamo degli anni passati quando non è che c’erano tutte queste doti“. In ogni caso, precisa il collaboratore, “riguardo alla dote non posso essere preciso: a me hanno detto che era un uomo d’onore, se poi era picciotto o camorrista io questo non lo so”. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro però insiste, vuole sapere se, per caso, questo presunto inserimento nella locale fosse solamente “formale“: “Era rimpiazzato a tutti gli effetti – chiosa Bartolomeo Arena – era un uomo d’onore“.

L’attività politica e… “2+2 fa 4”.
Quanto all’attività politica, il collaboratore di giustizia ha dichiarato che “mi ricordo che quando è salito la prima volta l’hanno votato un poco tutti“. In che senso? “È stato portato avanti un po’ da tutte le consorterie. Poi è uscito di scena non so, forse hanno optato per altri candidati“. E come mai sarebbe stato “aiutato” da tutti? “Stiamo parlando di una persona che era battezzata nella ‘ndrangheta, quindi non è che… 2+2 fa 4. Le lascio immaginare – spiega al pm Andrea Mancuso – che la sua consorteria l’abbia portato avanti un po’ dappertutto. Ha ricevuto tantissimi voti pure a Vibo”. Inoltre, sempre secondo quanto riferito dal pentito, “so è che è rimasto sempre in buoni rapporti e si metteva a disposizione con i Piscopisani, anche con i più giovani quando hanno formato il locale nuovo. Questo me l’ha riferito Francesco Antonio Pardea che con i Piscopisani aveva più amicizia”.

La lite in piazza Municipio.
Arena ha inoltre ricordato anche un episodio specifico: “All’epoca si contendevano politicamente lui e Basile. Si bisticciarono in piazza Municipio (la piazza principale di Vibo Valentia, ndr) durante un comizio, che comunque videro parecchie persone, e in un momento in cui si alterò minacciò Basile di prendere una coltellata davanti a tutti“. Accuse molto pesanti, quelle nei confronti dell’ex consigliere regionale, che dovranno essere valutate dal collegio giudicante.

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