Rinascita, l’estorsione a un parrucchiere in centro a Vibo e il presunto “interesse” di Giamborino

La bomba carta, la paura del titolare e l’intervento di Saverio Razionale “che mi disse che gli interessava al signor Pietro Giamborino”, che “veniva a fare gli auguri al boss Carmelo Lo Bianco”

Nel maxi processo alla ‘ndrangheta vibonese, denominato “Rinascita Scott“, il pentito Andrea Mantella – 49 anni, collaboratore di giustizia dal 2016 – rispondendo nei giorni scorsi alle domande dei difensori degli imputati ha parlato dell’estorsione a un parrucchiere in pieno centro a Vibo che è stata poi interrotta, afferma il pentito, per via di un presunto interesse dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino. Il titolare di questa attività, infatti, “a quanto si diceva, poi il dato anagrafico io non ce l’ho, era parente di Giamborino”.

Avevamo messo anche una bomba carta, ma poi nel momento in cui è intervenuto Saverio Razionale, non mi ricordo se nella prima o nella seconda fase dell’estorsione, ci siamo interrotti”. In che senso prima o seconda fase? “Perché magari ci saranno stati prima degli avvertimenti un po’ più soft, con il liquido infiammabile o con le cartucce (QUI abbiamo raccontato come funzionavano le estorsioni nel Vibonese). E magari al proprietario gli sembrava che era uno scherzo. Quando poi la questione è stata più consistente, si è fatta seria, e si è preso di paura, dovette intervenire per forza con la criminalità organizzata. E lì la persona più adatta che si poteva avvicinare a me, come si sapeva in giro, era solo Saverio Razionale”.

Il boss di San Gregorio, quindi, “venne a trovarmi all’interno della masseria di mio padre, lì mi disse che gli interessava al signor Pietro Giamborino, e io gli dissi ‘tutto sistemato’ perchè non potevo dirgli di no: lo stimavo e lo rispettavo, nonostante tutto lo consideravo un mio maestro (Saverio Razionale, ndr) ”. Di Giamborino (ne ha parlato espressamente QUI), ex consigliere regionale, ha evidenziato che “si trattava di una persona che io conoscevo come ‘ndranghetista (nel maxi processo è imputato per concorso esterno e non per associazione mafiosa, ndr) perché quando ero ragazzino lo vedevo pure a casa del mio ex capo Carmelo Lo Bianco, nelle occasioni di Pasqua, Natale e capodanno, per fargli auguri come facevano tutti gli ‘ndranghetisti”. Si tratta, afferma Mantella, di fatti avvenuti a fine anni ’80 o inizio anni ’90: “Io sono cresciuto più a casa dei Lo Bianco – sottolinea il pentito – che a casa di mia mamma”. Accuse ancora una volta pesanti che, per poter essere considerate attendibili, dovranno però essere provate anche da altri riscontri.