Vibo, confessa coltivazione di droga ma viene assolto: la storia di un 33enne

Il giudice ha confermato la tesi difensiva secondo cui la confessione non poteva essere utilizzata come prova se non confermata in dibattimento

Il Tribunale monocratico di Vibo Valentia – tramite il giudice Marina Annibaldi – ha assolto Iconio Prestia, 33enne di Briatico, dal reato di coltivazione di sostanza stupefacente. I fatti risalgono al luglio del 2013 quando i carabinieri di Cessaniti – nel corso di un servizio di perlustrazione in località Olivitello della frazione di Sciconi – avevano trovato 31 piante di marijuana di tre metri di altezza circa, oltre ad alcune cartucce da fucile.

Il materiale era stato sequestrato e contestualmente era stato denunciato il Prestia perché frequentava quei luoghi in cui erano state trovate le piante. E inoltre, nell’immediatezza della perquisizione, l’uomo aveva ammesso gli addebiti. All’esito del’istruttoria dibattimentale il pm, ritenendo fondata la responsabilità penale, ha chiesto la pena di un anno di reclusione.

L’avvocato Giuseppe Bagnato, difensore dell’imputato, nel corso della discussione ha evidenziato che non c’erano elementi tali da poter ritenere provata la riconducibilità dei fatti al Prestia, perché la dichiarazione confessoria resa durante le indagini non poteva essere utilizzata quale elemento di prova se non debitamente confermata in dibattimento. Il giudice, all’esito della camera di consiglio, in accoglimento delle argomentazioni difensive ha assolto l’imputato per non aver commesso il fatto.