Rinascita, Mantella e i “favori” all’ospedale di Vibo: “Visite dopo 2 giorni invece di 6 mesi”

Il pentito ha raccontato della “corsia preferenziale” che avrebbe ottenuto nella sanità vibonese grazie al presunto supporto di Orazio Lo Bianco

Visite mediche prenotate all’ospedale di Vibo e realizzate pochi giorni dopo, a scapito di tutti i cittadini comuni – almeno di quelli che non hanno “santi in paradiso” – che invece devono aspettare diversi mesi. C’è anche questo nel maxi processo Rinascita Scott in corso, dal 13 gennaio scorso, nell’aula bunker di Lamezia Terme. A parlare è l’ex boss vibonese Andrea Mantella, collaboratore di giustizia dal 2016, rispondendo alle domande degli avvocati della difesa.

Io quando avevo bisogno di qualcosa all’interno dell’ospedale di Vibo – ha dichiarato il collaboratore di giustizia – disturbavo anche Orazio Lo Bianco, perché lui si era inserito sia all’interno dell’ospedale che dentro Villa dei Gerani. Lo disturbavo, gli chiedevo qualche cortesia, anche se non so se aveva un’attività contigua all’azienda ospedaliera”. E questo presunto interessamento gli avrebbe fatto avere una “corsia preferenziale”: “Avevo bisogno di farmi fissare qualche visita per qualche persona e, anziché andare io a sbrigare le pratiche, per avere una corsia preferenziale andavo da Orazio Lo Bianco”. In questo modo, afferma Mantella, “invece di fissarle in 6 o 3 mesi dopo 2-3 giorni potevamo fare le visite”.

Il pentito ha precisato che ha avuto notizie di Orazio Lo Bianco “fino al 2011”. “So che si è messo anche a disposizione, ai tempi – evidenzia ancora – per una persona che interessava a me all’interno di Villa dei Gerani, per un’anziana che aveva bisogno di un’operazione agli occhi mentre io ero in carcere”.

“Orazio Lo Bianco ha mai preso parte, in sua presenza, a qualche riunione di ‘ndrangheta?” ha chiesto allora il difensore. “Io non l’ho visto perché lui faceva parte della minore, io non mi rapportavo con Orazio Lo Bianco. Tecnicamente non potevo fare riunioni o gli incontri che c’erano con la società maggiore. Ma mi è stato detto che faceva parte del clan dei Lo Bianco-Barba”.