A Tropea le proposte della Cna per rilanciare la Calabria: “Mettiamo le persone al centro” (VIDEO)

Sette gli ambiti di intervento: dal capitale umano alla digitalizzazione, passando per le infrastrutture e non solo. Presente il sottosegretario Nesci: “Programma interessante per un presidente di Regione”

La Cna Calabria (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) ha presentato ieri all’hotel Tropis di Tropea, in provincia di Vibo Valentia, un elenco di proposte per rilanciare il territorio. Una serie di interventi “mirati” e che “guardano al futuro sposando i concetti europei”. Come ha evidenziato il commissario regionale Giuseppe Vivace, infatti, “la Calabria non è figlia di un dio minore: può rappresentare il centro dell’Europa”. “Non vogliamo fare la parte di quelli che chiedono, che sono vittime. Rivendichiamo un’autonomia: non vogliamo uno sviluppo che è quello del Nord, bisogna partire dalle condizioni di questa terra. Siamo duri con noi stessi sui temi della legalità, dei valori, ma dobbiamo richiedere rispetto”.

Sette gli ambiti di intervento di quello che è stato definito il “Manifesto per la Ripartenza e lo Sviluppo”: capitale umano, digitalizzazione, welfare, turismo sostenibile, infrastrutture, internazionalizzazione e accesso al credito. Il primo posto non è casuale: “Si può partire da tantissimi problemi – ha spiegato Vivace – ma partiamo dal capitale umano perché pensiamo che vadano messe al centro le persone. Chiediamo di pensare a una strategia di crescita, anche per fare in modo che i ragazzi che stanno in questa terra possano rimanere”. Come? “Puntando sulla formazione, sull’alternanza scuola-lavoro, sull’orientamento al lavoro”.

Di fondamentale importanza, però, anche le infrastrutture: “Ci accontenteremmo che non facessimo nulla per i prossimi 4 anni ma che risolvessimo il problema dei collegamenti, che ci fa perdere in competitività”. Tra “l’elenco infinito” dei “lavori in corso” la Cna ne ha individuate due su cui puntare: l’Alta velocità e la SS106. In particolar modo la Statale per la quale “è da una vita che battiamo il chiodo e siamo ancora lì, una strada che porta ogni anno diversi morti, oltre che disagi”. Ma è necessario anche uno sviluppo dei borghi del territorio sui quali “bisogna provare a fare un turismo di qualità, esperenziale e sostenibile” – senza far perdere quindi la loro identità – e un’apertura al mondo “ragionando in termini di sistema, di made in Calabria”. Senza dimenticare la liquidità delle imprese “che dopo un anno e mezzo di pandemia hanno le finanze distrutte”.

Per questo la Cna chiede di costruire un vero e proprio “patto” con le istituzioni”: “Sediamoci intorno a un tavolo, diamoci 6 mesi di tempo e avviamo 3-4 progetti. Poi i miracoli non li fa nessuno, ma proviamo a mettere in cantiere alcune idee”. Presente all’incontro, a cui hanno partecipato diversi imprenditori di tutta la regione, anche il sottosegretario del Governo Dalila Nesci: “È il mio dovere essere qua, anche se la vostra capacità di attirare l’attenzione del Governo è notevole”.

Il manifesto della Cna, evidenzia il sottosegretario, “è un programma molto interessante per un presidente della Regione Calabria che, però, poteva essere realizzato già 10 anni fa”. “C’è ancora tanto da fare e da lavorare. Quando nel Pnrr non trovate qualcosa sulla Calabria – spiega la Nesci – è perché mancano i progetti. Bisogna riunire le menti migliori e progettare”. Con un problema ormai atavico di mancanza di concretezza: “Oggi l’Alta velocità è ferma perché fin quando non si decide sul ponte dello Stretto si creano alibi per non decidere”.

Infine un passaggio anche sul Reddito di cittadinanza: “È un tentativo di mettere mano a problemi strutturali come quello della povertà. È necessario però riqualificare i centri per l’impiego e dare impulso alle politiche attive”. Questo in teoria, in pratica “la pandemia ha fermato tutto e ancora oggi abbiamo problemi a spostare i centri per l’impiego calabresi”. E sulle critiche mosse ai ragazzi, da parte di imprenditori che li accusano di “non voler lavorare”, afferma: “I giovani fanno bene a rifiutare i lavori dove si calpesta la dignità”.