I Vuti della Madonna del Soccorso di Monterosso nell’ultimo libro di Pino Cinquegrana

Un lavoro ricco di memora, di storia, di odori, sapori e suoni di antichi che resistono all’usura del tempo

Un prezioso volume ricco di memora, storia, odori, sapori e suoni antichi. Pagine parlanti di fede e di luce autentica che non è mai venuta meno e che resiste all’usura del tempo. Contiene tutto questo e non solo uno degli ultimi lavori di Pino Cinquegrana, giornalista e saggista, da anni attento e appassionato studioso e cronista della Calabria della tradizione, delle mille diaspore, della speranza e della vita, del ciclo delle stagioni che si rinnova, del cielo che si illumina e del tramonto che sa cogliere l’essenza delle parole giuste. Il volume, firmato da Cinquegrana, è ambientato in uno dei luoghi più belli, più suggestivi e più accoglienti del Vibonese. Stiamo parlando di Monterosso Calabro, un centro dove l’azzurro cielo è più azzurro che altrove e dove la memoria è oggi più che mai patrimonio della comunità. In buona sostanza la vera anima di un popolo e la voce pulsante di tante generazioni legate dal filo della memoria e dal senso forte di appartenenza. Il titolo del libro è già un invito forte alla lettura: “I vuti alla Madonna del Soccorso di Monterosso Calabro. Pani-dolci, spicanardi e santini popolari”, edito da “Progetto 2000” di Demetrio Guzzardi, una casa editrice tra le più note in Calabria. Il volume è stato realizzato dalla Pro Loco di Monterosso Calabro – di cui è presidente Domenico Capomolla che ne ha curato la premessa – nell’ambito delle apprezzate iniziative culturali “Cenacoli monterossini”.

Della presentazione si occupa invece il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo per il quale “accostarsi al mondo popolare apre orizzonti a cui oggi, purtroppo, ci stiamo disabituando, ingolfati come siamo in una globalizzazione pseudo-culturale che ci sta disincarnando da ciò che appartiene all’anima stessa di ogni calabrese e non solo. E di come sia radicato questo patrimonio religioso identificativo nel cuore dei calabresi si evince, peraltro, anche – afferma il presule – dalla passione con cui i nostri emigrati di fine Ottocento-primo Novecento e tutti gli altri che si sono susseguiti, hanno saputo mantenere senza cedimenti le proprie convinzioni, impiantando dovunque si sono stabilizzati le usanze e le tradizioni dei paesi di provenienza, come hanno fatto ad esempio proprio i monterossini a S. Isidoro in Argentina”.

Nella stessa presentazione il vescovo si sofferma, quindi, sulla devozione alla Madonna del Soccorso di Monterosso, che sembra doversi attribuire “più che agli Agostiniani ai Domenicani, che nelle vicinanze fondarono conventi a lei dedicati a Maierato, Rocca Angitola, Pizzoni e Vallelonga, non molto distanti dal paese e dai quali certamente è partita la diffusione della devozione nel circondario”.

Ma la parte centrale e più originale del lavoro svolto da Cinquegrana, come evidenzia lo stesso presule, è certamente “quella ampiamente dedicata agli ex voto, i caratteristici vuti alla Madonna del Soccorso, dalle forme antropomorfe più svariate”. E a tal riguardo “non si possono ignorare i panidolci, anch’essi dalle forme più fantasiose e curiose, tra cui quelli a figura di cuore o di ciambelle ovali zuccherate ed incastonate di caramelline variopinte: tutto intima espressione di una devozione profonda e sentita alla Madonna, a cui il popolo devoto non intende negare assolutamente nulla”. Il libro contiene anche la Postfazione curata dallo stesso editore Demetrio Guzzardi. Un volume “I vuti alla Madonna del Soccorso di Monterosso Calabro. Pani-dolci, spicanardi e santini popolari” da leggere e da tenere sul proprio comodino perché ci aiuta a capire chi siamo e da dove veniamo, l’importanza dei nostri valori e la bellezza delle nostre tradizioni.