Sparò al cognato alle porte di Vibo, condannato in abbreviato ad oltre 8 anni di carcere

Escluse le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e futili e della crudeltà sostenute dalla pubblica accusa

È stato condannato a 8 anni e tre mesi di reclusione, Piero Castagna, 43 anni, pregiudicato, difeso dall’avvocato Diego Brancia, reo confesso del tentato omicidio del cognato, Francesco Alberto Purita, avvenuto il 29 luglio dello scorso anno mentre si trovava all’interno di un terreno situato nella frazione di Vena Superiore, a Vibo Valentia. Il giudice Russo ha escluso per l’imputato le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e futili e della crudeltà che avevano portato l’accusa sostenuta dal pubblico ministero del Tribunale di Vibo Filomena Aliberti a chiedere 9 anni e 4 mesi di reclusione.

Purita, dopo i fatti, ha riferito che, dopo aver ricevuto una telefonata “monitoria” da Piero Castagna nella quale gli intimava di non recarsi più in quel terreno, quest’ultimo lo avrebbe raggiunto a bordo di un’autovettura intimandogli che “dopo avrebbero fatto i conti”. A seguito di questo primo avvertimento lo stesso Castagna si sarebbe allontanato dal luogo in questione per farvi ritorno dopo pochi minuti con fare decisamente più aggressivo. È stato in tale frangente che l’uomo, dopo aver nuovamente minacciato verbalmente la vittima, avrebbe estratto la pistola e avvicinatosi alla vittima – che nel frattempo cercava di fuggire – l’avrebbe attinta dapprima con un colpo all’orecchio e subito dopo con altri spari ad un braccio e alle gambe, provocando la caduta dell’”avversario”. Non ancora appagato Castagna avrebbe ulteriormente attinto la vittima, ormai riversa al suolo e quasi priva di sensi, con un ennesimo colpo di pistola all’inguine per poi continuare sferrandogli numerosi calci al petto e alle gambe.

Purita ha concluso il suo racconto dichiarando che, dopo la fuga del suo attentatore, è riuscito miracolosamente a comporre il numero di emergenza 113 chiedendo di essere soccorso. Le ulteriori investigazioni, condotte attraverso numerose escussioni di persone informate sui fatti e le ininterrotte ricerche del presunto aggressore, hanno messo in luce da un lato l’assoluta reticenza e omertà dei familiari e dei conoscenti di quest’ultimo e, dall’altro, una serie di contraddizioni, anch’esse sintomatiche della volontà di sottacere ogni forma di responsabilità dell’autore del reato, che hanno plasticamente rafforzato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in capo all’odierno fermato.

Quando ormai il cerchio attorno al responsabile del tentato omicidio stava per chiudersi, Piero Castagna ha deciso di costituirsi presentandosi in Questura.