Rinascita, Mantella: “Giamborino? Uno ‘ndranghetista che faceva il paladino dell’antimafia”

Il pentito parla dell’ex consigliere regionale: “In suo favore sono scese in campo le forze armate della ‘ndrangheta”

“Lo stesso Pietro Giamborino l’ho sempre conosciuto come uno ‘ndranghetista“. E ancora: “Era battezzato, era uno ‘ndranghetista a tutti gli effetti, l’ho conosciuto sempre come uomo di ‘ndrangheta“. Il Pietro Giamborino di cui si parla è “il consigliere, quello che è, il politico insomma”, ovvero l’ex consigliere regionale imputato nel maxi processo Rinascita Scott per concorso esterno (e non per associazione mafiosa). A parlare di lui come un vero e proprio affiliato (così come aveva già fatto l’ex killer dei Piscopisani Raffaele Moscato) è stato, nell’aula bunker di Lamezia Terme, l’ex boss vibonese Andrea Mantella.

“Si è buttato in politica e voleva fare il paladino dell’antimafia”.
“Questa notizia dell’appartenenza da chi l’ha saputa?” ha chiesto il pm Antonio De Bernardo. “Lo so da quando ero ragazzino, quando Giamborino andava in giro con una HF integrale rossa e si pavoneggiava per Vibo Valentia“. Spiegando che “questa notizia me l’ha detta sua cugino Pino Galati detto ‘il ragioniere'”, ma di averlo saputo “pure da Carmelo Lo Bianco il mio boss, l’abbiamo conosciuto sempre come uno ‘ndranghetista. A Vibo si atteggiava, poi si è buttato in politica e voleva fare il paladino dell’antimafia“. “Addirittura era così fanatico – aggiunge – che camminava con l’auto blu a Vibo, andava in giro con un pediatra che anche lui è un massone che lavorava all’ospedale di Vibo. So inoltre per certo che cenavano a Roma insieme a Saverio Razionale (boss di San Gregorio, ndr), anche se io non li ho mai visti insieme”.

I camion della spazzatura a Vibo Valentia. 
Giamborino, afferma il pentito, “manteneva pure dei rapporti con il giudice D’Amico (non imputato o indagato e estraneo all’inchiesta Rinascita Scott, ndr), che ai tempi era, se non ricordo male, al Tribunale di Sorveglianza a Catanzaro. Di questo me ne parlò Razionale, mi disse che questo giudice D’Amico era funzionale alla cosca per via di Pietro Giamborino“. Sempre parlando dell’ex consigliere regionale, Mantella aggiunge che “so che veniva chiamato da altre forze ndranghetistiche se bisognava aggiustare qualcosa di amministrativo”. Raccontando anche che lui stesso, tramite Giamborino, fece entrare 3 camion per il trasporto dei rifiuti nella società Proserpina – che si occupava della raccolta rifiuti a Vibo Valentia – e con questo noleggio riuscirono a guadagnarci parecchio.

“Ho detto a mio cugino di raccogliere voti per lui”.
Ma questa presunta intraneità all’organizzazione mafiosa ha influenzato la sua vicenda politica? “Sinceramente non lo so – ha risposto Mantella – devo essere onesto. Però avevo detto a mio cugino Francesco Lo Bianco di reperire dei voti a favore di Giamborino. Io non sono mai stato un procacciatore di voti personalmente, non vorrei che ci sia qualche intercettazione in giro, io mi sono espresso tramite mio cugino Francesco Lo Bianco: gli dissi ‘raccogli un po’ di voti a suo favore che ci può sempre tornare utile’“. “So che mio cugino si è prodigato per questa specie di campagna elettorale, di raccogliere i voti – sottolinea – ma questa cosa non l’ho curata più di tanto“. “E come mai si mosse?” ha chiesto il pm De Bernardo. “Perché – risponde Mantella – in autonomia ho detto ‘quando deve andare un altro che non conosciamo è meglio se va questo signore, così quando è al potere possiamo fare leva sulla rete di amicizie'”.

“In favore di Giamborino le forze armate della ‘ndrangheta”.
In ogni caso, aggiunge Andrea Mantella, “in favore di Pietro Giamborino sono scese in campo le forze armate della ‘ndrangheta“. Dove per “forze armate” il collaboratore di giustizia intende “lo stesso Saverio Razionale, i PiscopisaniGiovanni Giamborino, c’era anche Pino Galati alias ‘il ragioniere’. So pure che i fratelli D’amico della Dmt Petroli (coinvolti nell’inchiesta Petrolmafie, ndr) l’hanno sponsorizzato”.