‘Ndrangheta e massoneria a Vibo, Mantella racconta la “loggia clandestina”

“Non immagini quante persone ci sono. Può darsi che baci il magistrato che ti ha fatto arrestare, non sai chi c’è dietro il cappuccio”

“Pittelli era un massone di una loggia clandestina paramafiosa, un termine che mi ha detto espressamente Domenico Macrì, detto ‘Micuccio’, quando eravamo insieme nel carcere di Cosenza. Io ero interessato e lui si era impegnato a farmi entrare in questa loggia. ‘Ma se sono pregiudicato come si fa?’ gli avevo chiesto. ‘Andreuccio, è una vita che esiste, non immagini quante persone sono inserite in questa loggia segreta: può darsi che baci un magistrato che ti ha fatto arrestare, non sai chi c’è dietro il cappuccio’ disse in modo sarcastico”. A parlare è Andrea Mantella, ex boss di Vibo Valentia, collaboratore di giustizia dal 2016 e uno dei pentiti più importanti ascoltati all’interno del maxi processo “Rinascita Scott“. “Una delle figure di vertice di questa loggia – afferma Mantella – era l’avvocato Giancarlo Pittelli, e c’erano dentro anche i Mancuso”.

La loggia clandestina.
Domenico Macrì gli disse queste cose nel 2012, quando “si è scontrato in carcere con il boss Patitucci di Cosenza: lui faceva ginnastica, gli passa davanti e Patitucci stava cadendo. Va su tutte le furie e io gli dico che non era pratico, non sapeva come si passeggia, perché in carcere bisogna vedere anche come si cammina”. Da lì entrano in confidenza. Ed è proprio Macrì a spiegargli – afferma Mantella – che la loggia clandestina era in Umbria, a Città di Castello. “Ma facevano riunioni anche in una loggia a Vibo Valentia – specifica – e dei meeting segreti a Nicotera“. Il nome della loggia clandestina paramafiosa era “qualcosa del tipo ‘fratelli del Sud‘”.

Loggia paramafiosa? “È come farmacia o parafarmacia”.
“Con paramafioso si riferiva alla presenza all’interno della loggia o anche al tipo di attività?” ha chiesto allora il pm Antonio De Bernardo. “È come farmacia o parafarmacia. Fai le stesse attività di un massone. Una specie di fratellanza nascosta – ha risposto il collaboratore di giustizia – più o meno com’è nella ‘ndrangheta, che siamo tutti nella stessa fazione e dobbiamo darci solidarietà a vicenda“.

I partecipanti alla loggia clandestina.
Tra i partecipanti a questa loggia “c’erano anche Luigi Mancuso, Antonio Mancuso detto ‘Zio Antonio’ e Pantaleone Mancuso alias ‘Vetrinetta’”. Nel corso dell’esame – nell’aula bunker di Lamezia – Andrea Mantella ha nominato anche Ugo Bellantoni, i fratelli Daffinà (entrambi – Bellantoni e Daffinà – però, non imputati e totalmente estranei al processo) e “altre persone di Vibo che ora non riesco a focalizzare”. A riguardo, nel verbale illustrativo della collaborazione del 2016, si legge che: “Nell’ambiente – afferma Mantella – si diceva che i massoni a Vibo, oltre a Bellantoni, erano Santo Lico, Tonino Daffinà, di recente Filippo Polistena: tutti questi soggetti avevano rapporti con la ‘ndrangheta, nel senso che gli chiedevano dei favori e loro si mettono a disposizione, per ottenere provvedimenti amministrativi e autorizzazioni, favori in ospedale, posti di lavoro ecc. So che anche l’avvocato Talarico faceva queste cose ed era massone; su Catanzaro quelli che si prestavano a fare queste cose erano gli avvocati Pittelli e Torchia”. È importante precisare che questo è solo quanto riferito dal pentito, ma – a parte l’ex parlamentare Pittelli – nessuna delle persone nominate nel verbale (Bellantoni, Lico, Daffinà, Polistena, Talarico, Torchia) è imputata nel procedimento, in quanto gli inquirenti non hanno trovato ulteriori riscontri alle parole del collaboratore o, comunque, non hanno trovato presenza di illeciti penali commessi.

I “colletti bianchi”.
Andrea Mantella ha poi precisato che i Mancuso “avevano una rete abbastanza ampia nei colletti bianchi a Vibo Valentia”. Tra questi c’era Nazzareno Salerno che “era legato sia con i Mancuso che con Damiano Vallelunga”. Anche in questo caso, è necessario precisare, Salerno non è imputato nel procedimento ed è completamente estraneo all’inchiesta “Rinascita Scott”.

La corruzione al Tribunale di Catanzaro: “Tra qualche mese verrà fuori”.
“Francesco Patania, alias ‘Ciccio bello’ – ha poi detto Andrea Mantella – mi ha raccontato che se l’era cavata grazie al pagamento di una grossa somma con l’avvocato Pittelli. Mi ha detto che era messo male a livello processuale e dovette sborsare moltissimi soldi per addolcire un magistrato a Catanzaro per farsi scarcerare. Era coinvolto nell’operazione ‘Nuova alba’”. “Si compravano le sentenze – ha poi specificato dopo la richiesta di chiarimenti del pm – e il mediatore era l’avvocato Giancarlo Pittelli. Ma non sempre. Perché dopo aver fatto 2-3 favori, per non dare nell’occhio, passava a un altro avvocato, e gli diceva ‘questi prossimi li aggiusti tu’. Ma la corruttela che c’era a Catanzaro era quella. Tra qualche mese quello che sto dicendo oggi verrà fuori“.

Il sistema Catanzaro “è ancora in corso”.
Il collaboratore di giustizia ha poi riferito del “suggerimento” di Saverio Razionale, boss di San Gregorio, a fine anni ’90: “Mi disse che per qualsiasi aiuto giudiziario uno di spinta nel sistema a cui potevo fare riferimento, sistema che è ancora in atto a Catanzaro, era Giancarlo Pittelli“. “Pittelli era un amico fedele di Luigi Mancuso. Era un paramafioso – chiosa il pentito – a disposizione della ‘ndrangheta“.