Estorsioni tra Vibo e Gioia Tauro, 6 arresti: “Fermato un fenomeno odioso” (VIDEO)

L’appello del procuratore Falvo ai cittadini: “Denunciate, fidatevi: noi ci siamo e interveniamo tempestivamente”. E racconta la “recita”: “Si sono fatti trovare mentre si puntavano la pistola tra loro”

È stata sgominata oggi una presunta organizzazione criminale che agiva “al confine tra Vibo Valentia e Reggio Calabria“, con i soggetti arrestati – ha detto il procuratore Camillo Falvo – che “stanno al confine tra la criminalità organizzata e comune”. “Questa operazione – spiega il procuratore di Vibo – nasce da una denuncia della persona offesa e dalla solerzia di un militare dei carabinieri che ha portato all’attenzione della Procura quello che stava accadendo”. Si tratta del fenomeno conosciuto come “cavallo di ritorno”: “C’è stata un’epoca, quando ero ragazzo – afferma ancora Falvo in conferenza stampa – durante la quale non ci si poteva avvicinare a Pizzo perché le macchine venivano rubate. Un fenomeno odioso, c’erano anche tanti cittadini che avevano appena acquistato l’auto e dovevano pagare sia le rate che i soldi per averla indietro”. Il principale responsabile dell’attività scoperta oggi, spiega, è “un esponente vicino ai Bellocco di Gioia Tauro, Pietro Giuseppe Bellocco, un pregiudicato” (QUI gli altri nomi degli arrestati).

Il furto, le continue richieste di denaro e la denuncia.
A scoprire queste attività sono stati i carabinieri dopo la denuncia di una vittima a cui, nel maggio del 2020, era stato rubato un rimorchio – nei pressi del campo sportivo di Mileto – e, dopo il furto, “era iniziata questa attività di richiesta di denaro”. “Prima 1000 euro in due tranche. Poi non gli bastano e dicono che ce ne vogliono altri 2 mila. Non bastano neanche questi. A quel punto la vittima non ce la fa più – ricostruisce il procuratore di Vibo – e si rivolge ai carabinieri. E non solo denuncia ma collabora con le forze di polizia: grazie a lui sono stati registrati degli incontri”. In totale, alla fine, l’uomo ha sborsato tre mila euro quando il valore del mezzo era di 8-10mila, e gliene avevano chiesti anche altri 1500. Morale della favola? Il rimorchio non è stato neanche restituito. E, per questo, tra i reati contestati c’è anche la ricettazione.

Le intimidazioni e la “recita”.
Per riuscire a ottenere questi soldi i soggetti coinvolti avrebbero fatto ricorso, com’è facile immaginare, a diverse intimidazioni. Anche se non viene contestato il metodo mafioso, infatti, uno dei complici diceva “io stesso cammino armato perché ho paura”. In questo modo la vittima avrebbe capito con chi aveva a che fare e, per non farsi mancare nulla, viene anche portato al cospetto di questo Bellocco che nell’occasione avrebbe fatto valere tutta la sua “autorevolezza”. Oltre ad altre azioni come quella che, in conferenza stampa, viene definita una “recita“: “Al primo appuntamento si sono fatti trovare mentre si puntavano la pistola tra loro, appunto per creare il clima di terrore“.

L’appello alla città: “Denunciate, noi ci siamo”.
È importante – ci tiene a precisare il procuratore Falvo – che i cittadini capiscano l’importanza di denunciare, che si possono fidare, perché molte cose le abbiamo fatte. Siamo riusciti a costruire una macchina che funziona bene. È altissimo il rischio che la criminalità risollevi la testa dopo i colpi che sono stati inferti”. Da qui l’appello alla città: “Invito tutti quelli che dovessero approcciarsi a soggetti poco affidabili, perché così si comincia, a stare attenti e, se hanno avvisaglie di qualunque tipo, ad andare in Procura o presso le forze di polizia per denunciare immediatamente quanto accaduto. È il momento giusto per lanciare questo messaggio: già molti denunciano, adesso bisogna stare molto attenti e fidarsi, perchè noi interveniamo e lo facciamo tempestivamente“. E, visto l’alto numero di operazioni nel solo mese di aprile – tra sequestri di armi, droga e arresti – anche in modo molto efficace.

“Vibo non è più una città omertosa”.
“L’avevamo detto dopo Rinascita Scott: bisogna occupare gli spazi lasciati vuoti. L’operazione di oggi – ha detto poi il colonnello Bruno Capece – è un’ulteriore riprova della fiducia della gente, che è la soddisfazione più grande. Non è più vero che Vibo è all’insegna dell’omertà“. Spiegando, inoltre, che ci si sta muovendo per avere ulteriore personale: “Prima dell’estate riusciremo ad avere almeno una decina di unità in più nell’unità investigativa, e stiamo cercando di potenziare anche le stazioni“.

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