Caffè, sempre più italiani preferiscono consumarlo a casa

L’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del COVID-19 ha modificato, a volte radicalmente, abitudini e consuetudini, imponendo svariate restrizioni alle attività commerciali ed alla vita sociale. In uno scenario di questo tipo, anche un settore apparentemente secondario il mercato del caffè ne ha risentito, facendo registrare un fisiologico cambiamento per quanto concerne i luoghi e le modalità di consumo e i canali di acquisto.

La pausa caffè si sposta a casa

Le misure di contenimento del contagio implementate dal Governo per limitare la diffusione del virus hanno imposto limitazioni piuttosto stringenti a bar e ristoranti. Di conseguenza, le attività dove più di frequente si consumava caffè al di fuori del contesto domestico hanno visto diminuire sensibilmente la propria clientela, in virtù di provvedimenti che (in base al sistema delle ‘zone colorate’) spesso non consentono il servizio al banco o al tavolo. A ciò va aggiunto il fattore psicologico: anche quando è possibile, non sono pochi coloro i quali preferiscono evitare luoghi come i bar per paura del contagio e per evitare contatti ‘superflui’ con estranei.

Questi fattori hanno determinato un trend fisiologico, ossia l’aumento del consumo di caffè a casa. A contribuire a tale tendenza c’è anche l’incremento dello smartworking (anche solo parziale), che ha imposto a molti lavoratori di svolgere la propria professione da casa anziché in ufficio, rinunciando quindi al caffè (o ai caffè) da prendere al bar.

I dati relativi al 2020

Il netto cambiamento di abitudini da parte di una larga fascia di consumatori italiani – nel corso dell’ultimo anno – è stato fotografato da una ricerca Nielsen presentata da De’ Longhi.

Stando ai dati emersi, oltre il 66% del campione intervistato lavora a casa almeno due giorni la settimana mentre quasi la metà (45%) è in smartworking per 4 giorni. A questi dati ne va aggiunto un altro: il 78% degli italiani prende almeno un caffè al giorno, per lo più a colazione oppure a pranzo e, nella maggior parte dei casi (63%), si tratta di un classico espresso. Dalla ricerca emerge anche una diffusa ricerca di qualità: il 79% degli intervistati si è detto disponibile a spendere un po’ di più per gustare un caffè migliore a casa; non sorprende, quindi, che 4 persone su 10 riconoscano all’home bar un ruolo di primo piano all’interno dell’ambiente domestico.

Durante la pandemia, il maggior consumo di caffè domestico ha prodotto un incremento delle vendite di macchine per l’espresso; circa il 14% del campione di ricerca ne ha acquistata una nel periodo di riferimento (mentre il 22% è intenzionato a farlo prossimamente); di conseguenza, è lievemente calato l’uso della moka, sceso sotto il 40% mentre i macchinari per il caffè espresso hanno fatto registrare un aumento del 12% delle vendite in valore.

Caffè in casa, ovvero cialde e capsule

Chi predilige consumare il caffè a casa anziché al bar non può fare a meno delle monodosi preconfezionate da utilizzare nelle macchine per l’espresso. Le cialde e le capsule rappresentano, ad oggi, la principale alternativa alla moka tradizionale, grazie alla praticità ed alla facilità di utilizzo: in pochi secondi consentono di ottenere una tazzina di buon caffè in poche e semplici mosse.

In aggiunta, le cialde e le capsule (le cui vendite sono cresciute durante la pandemia) sono particolarmente versatili, in quanto rispettano i parametri di uno standard condiviso (ESE – Easy Serving Espresso). In altre parole, in una macchina per l’espresso è possibile adoperare non solo le monodosi prodotte dallo stesso marchio ma anche quelle ‘compatibili’, ossia prodotte da un’altra torrefazione ma compatibili con quelle di uno o più dispositivo. È il caso, ad esempio, delle capsule Lavazza a modo mio compatibili, reperibili anche online, tramite e-commerce quali Outlet Caffè, che possono essere adoperate nelle macchine realizzate dal celebre brand torinese.