‘Ndrangheta, processo contro i Piscopisani: ricostruita in aula l’inizio dell’indagine “Rimpiazzo”

Le iniziali intercettazioni telefoniche, ambientali, video (anche in piazza San Michele) e gps. L’attenzione delle forze dell’ordine e le decine di fatti di droga da cui l’inchiesta ebbe inizio

Il filone ordinario del processo “Rimpiazzo”, contro la cosca di ‘ndrangheta dei Piscopisani, continua la fase dibattimentale con l’ascolto dei primi testimoni: alcuni uomini delle forze dell’ordine che hanno riferito delle indagini portate avanti dal 2010, ricostruendo così l’inizio dell’attenzione investigativa nei confronti del clan operante principalmente (ma non solo) nel territorio di Piscopio, frazione di Vibo Valentia.

“Aula stracolma, bisogna rinviare”.
Prima che iniziassero ad essere sentiti i testimoni, inoltre, alcuni difensori degli imputati hanno chiesto il rinvio dell’udienza in quanto “l’aula è stracolma e ci sono avvocati in piedi, è impensabile stare qui dentro e c’è un totale disinteresse riguardo la salute degli avvocati, anche se certamente non da parte del Tribunale”. Chiedendo quindi che per le prossime udienze il procedimento venga trasferito in un’aula “idonea”, anche “nell’aula bunker di Lamezia (dove si stanno celebrando i maxi processi Rinascita Scott e Imponimento, ndr)”. Il collegio giudicante – presieduto dal giudice Tiziana Macrì – ha comunque rilevato che il problema fosse stato risolto tramite l’allontanamento di alcuni testimoni, fatti poi entrare uno alla volta in aula, rigettando quindi la richiesta di rinvio dell’udienza.

L’inizio di “Rimpiazzo”: intercettazioni telefoniche, ambientali, video e gps.
I testimoni hanno poi ricostruito le vicende sin dal principio. Un’attività d’indagine – ha detto un appartenente alla squadra mobile di Polizia di Vibo Valentia, rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso – “molto complessa”: inizialmente erano stati infatti intercettati quasi 108 target diversi, tra intercettazioni telefoniche, ambientali, video e gps. “L’attività d’indagine – ha detto il poliziotto – la possiamo considerare la costola di un’altra inchiesta, a seguito della quale abbiamo visto una connessione tra i gruppi monitorati: il gruppo di Gerocarne e quello dei Piscopisani. In quel momento capimmo che era utile avviare un’attenzione investigativa sul gruppo di Piscopio“. All’inizio, spiega, era un’attività d’indagine strettamente anti droga. Per questa ragione – nel corso dell’udienza – sono stati ricostruiti in aula decine e decine di episodi di spaccio. A partire dai primissimi episodi: “Secondo noi avevamo una visione abbastanza completa. Di conseguenza, avvalendoci di altri sistemi come lettori di targhe al passaggio in alcuni punti ben precisi, abbiamo avuto l’opportunità di iniziare a recuperare la sostanza stupefacente. Il primo episodio che abbiamo accertato è del 16 luglio 2010“.

L’omicidio Scrugli e il passo avanti nelle indagini.
Subito dopo l’omicidio di Francesco Scrugli, avvenuto il 21 marzo del 2012, venne poi interessato il Servizio centrale operativo di Catanzaro, divisione antimafia, che svolge funzioni di coordinamento e impulso verso le squadre mobili. Con quella riunione – ha spiegato un commissario di Polizia in aula – “l’ufficio mise in comune personale e mezzi per dare maggiore impulso alle attività d’indagine, che aveva destato l’interesse della mia divisione perché c’erano stati dei fatti di sangue che avevano tutte le caratteristiche di fatti mafiosi”. Citando anche il servizio di sorveglianza in piazza San Michele a Piscopio, sul quale parte della difesa ha chiesto ulteriori chiarimenti, tramite una videocamera puntata sul bar della piazza.